Il Mediterraneo in musica al Massimo di Cagliari con "Atlas"
La nuova produzione Medinsard debutta in scena, con l'autore Matteo Muntoni a dirigere l'orchestraPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un'opera musicale aperta, dove la composizione rigorosa incontra la libera improvvisazione, rendendo unico ogni live: questa è "Atlas", la nuova creazione del centro di produzione Medinsard di Sardegna Concerti, firmata dal musicista e compositore Matteo Muntoni. Con il debutto in programma questo martedì sui legni del Teatro Massimo di Cagliari, a dirigere l'orchestra di dieci elementi è lo stesso autore, sollevando la sua bacchetta per le 21.
"Atlas" nasce dall'incontro tra la struttura musicale definita e uno spazio creativo senza confini, all'interno del quale le scelte del direttore e le interazioni tra i musicisti riscrivono il risultato finale in ogni occasione: la partitura iniziale assume così la forma di una mappa da esplorare, prendendo le mosse da essa per approdare verso lidi sempre nuovi, e altrettanto spesso unici e irripetibili. In scena, sotto la direzione di Muntoni, si esibiscono Leonardo Taccori (clarinetto), Matteo Orani e Daniele Porta (chitarre), Ivana Busu (pianoforte, synth e live electronics), Mauro Melis (basso), Andrea Murtas (batteria, e percussioni), Matteo Gallus e Simone Soro (violini), Massimiliano Viani (viola) e Gianluca Pischedda (violoncello).
Il linguaggio musicale della produzione originale va a radicarsi nel minimalismo e nella ricerca sonora contemporanea, conservando al contempo un riconoscibile legame tra melodia e forma, attraverso processi di stratificazione progressiva in cui densità, dinamiche, registri ed energia si accumulano e ridefiniscono in tempo reale. Il pubblico viene dunque accompagnato in un paesaggio musicale in costante evoluzione, tra architettura orchestrale e imprevedibilità espressiva, che recupera il mito ellenico di Atlante come chiave di lettura del presente: proprio la fatica del Titano riflette la condizione dell'essere umano moderno, tra pressioni sociali, emergenze climatiche e tensioni politiche che sempre più richiedono attenzione, responsabilità e azione, in un peso collettivo sulla nostra epoca. Proprio in questa geografia simbolica, centrale è il ruolo assunto dal Mar Nostrum, non come confine invalicabile o barriera separatrice tra noi e l'altro, ma come alveo comune di storie, culture e destini a incontrarsi e contaminarsi.
