Ermal Meta, a Sanremo la tragedia dei bimbi di Gaza: «Un popolo senza voce»
Vincitore del Festival nel 2018, alla kermesse torna con una filastrocca-ninnananna dedicata alle vittime più innocenti che ci sianoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Una bambina senza nome, che appartiene a un popolo senza voce, sulla bocca di tutti eppure dimenticato». Ermal Meta, vincitore di Sanremo assieme a Fabrizio Moro nel 2018 con “Non mi avete fatto niente” (e per le altre tre volte sul gradino più basso del podio), torna al Festival dopo cinque anni con una struggente poesia dedicata alle vittime più innocenti che ci siano: i bimbi. “Stella stellina”, che verrà inserita nell’album di inediti “Funzioni vitali” in uscita il prossimo 27 febbraio, è una filastrocca, una ninnananna, cantata alla propria piccola da un adulto sulle cui spalle pesa la responsabilità di spiegare una realtà di costante violenza, morte e sopraffazione. Gaza, lo scenario, non è mai citata. «Perché non volevo circoscrivere il brano ma i riferimenti sono tanti», spiega Meta, che oggi è padre di Fortuna Marie, nata dall’amore con la compagna Chiara Sturdà, ma anche di due ragazze diciottenni, cresciute in orfanotrofio nel Paese in cui è nato 44 anni fa, l’Albania, e da cui giovanissimo si è trasferito a Bari con madre, fratello e sorella.
Ermal Meta, come è nato questo pezzo?
«Da un momento padre-figlia. Stavo suonando la chitarra per Fortuna, come faccio spesso. Ho improvvisato la melodia di “Stella stellina”, con parole dolci e confortanti. Qualche ora prima però avevo visto immagini molto pesanti che arrivavano da Gaza, in particolare lo sguardo di una bambina gazawa che mi ha letteralmente trafitto».
E poi?
«Quando mia figlia si è addormentata sono sceso in studio e mi sono trovato a cantare la melodia che avevo inventato per lei ma con un’intenzione diversa. Mi sono messo nei panni di uno dei tanti uomini disperati che vivono in quella terra. Come lo spieghi a un bambino cosa sta accadendo quando è difficile anche per noi? L’ho scritta così, di getto, con gli occhi di quella bambina fissi in testa e un frustrante senso di impotenza assoluta».
La collaborazione con Dario “Dardust” Faini, con cui duetterà il giovedì sera, ha fatto il resto.
«Mi piaceva l’idea della melodia circolare che richiama la musica popolare, un genere che si tramanda nel corso dei secoli perché è facile ricordarsene, entra nel Dna delle persone. Dardust, producer bravissimo che ha accettato tra l’altro di partecipare con me alla serata dei duetti, ha fatto un level up pazzesco: quando mi ha mandato la sua versione sono cascato dalla sedia. Esattamente quello che avevo sentito ma che non ero in grado di mettere in suono. Era come se avessi guardato un quadro complesso troppo da vicino. Ora è la canzone giusta».
La canzone giusta ma probabilmente quella che scatenerà più polemiche…
«Per un cantautore è fondamentale raccontare quello che sente e non filtrarlo. Nel momento in cui lo filtra sta sbagliando qualcosa. Se ti esponi, ti esponi a tutto ma devi essere anche in grado di difenderlo. La Costituzione mi garantisce il diritto di parola e io questa parola la voglio utilizzare. Non so se mi arriverà addosso di tutto, forse sì, ma non mi interessa. La mia missione è un’altra».
Domanda di rito: se dovesse vincere parteciperà all’Eurovision?
«Me lo sono domandato più volte. Ci sono tanti modi per esprimere il proprio dissenso, boicottare è lecito tanto quanto andare lì e puntare i piedi. D’altronde quando sono esplose le rivolte contro la dittatura comunista in Albania io ero lì e lo ricordo bene, se la gente non fosse scesa in piazza nulla sarebbe cambiato. Con questa canzone sarebbe come non fare l’ultimo passo, non sostenere fino in fondo il messaggio. Ovviamente, se mi chiedessero di cambiare il testo, non accetterei mai».
L'estate scorsa il concerto a Porto Cervo, che ricordo conserva?
«Mi sono divertito molto, grazie anche alla mia spalla Davide Antonio Pio, pianista e co-autore dello spettacolo. Il giorno dopo mi sono rilassato nelle acque cristalline di San Teodoro. Amo la Sardegna, è uno dei miei luoghi del cuore, in particolare Alghero: per me uno dei posti più belli del mondo. Spero di tornare presto».
