Il menu di Capodanno, a Dubai, ha parlato sardo. Culurgiones con ripieno di ricotta ovina e tartufo nero serviti sui raffinati piatti del “Gal”, uno dei migliori ristoranti della capitale finanziaria degli Emirati arabi. Una sciccheria per emiri e facoltosi uomini d’affari di tutto il mondo che lavorano e popolano (in grande maggioranza) la megalopoli affacciata sul Golfo Persico. Proprio lì, sui tavoli del locale con vista strepitosa sul “Burj Khalifa”, fino allo scorso anno il grattacielo più alto del mondo, hanno atteso l’arrivo del 2023 i cinquecento commensali che hanno scelto di gustare anche una delle bontà sarde “rivisitate”. Privilegio vero e proprio, considerato il prezzo del menu: 17mila dirham, l’equivalente di circa 4mila e cinquecento euro.

La passione

Artefice di questo trionfo del “made in Sardinia” è il cagliaritano (con radici anche carlofortine) Alberto Caddeo, che con la sua azienda di export “Is Mellus”, ha voluto dare un giusto riconoscimento alla maestria di Cristian e Marianna Musiu, coniugi di Monastir e titolari di “Sendas pastificio di Sardegna”, il laboratorio di pasta fresca ripiena da cui sono partiti i “culurgiones”. «Un prodotto di nicchia per un menu di altissimo livello. Loro sono i miei fornitori ufficiali per la pasta fresca. Tutto ciò mi inorgoglisce profondamente perché ho una passione sfrenata per la mia terra», conferma Caddeo, che vive a Dubai dal 2012. Con lui la moglie, Paola Puddu, di Oliena, “operation manager” della ditta con cui ha fatto conoscere nel Paese arabo i prodotti tipici sardi: dal pecorino romano al fiore sardo, continuando con pane carasau e pelati, miele, olio d’oliva e bottarga. Senza trascurare prodotti come carciofi e panettoni.

Bontà sarde che conquistano i palati dei clienti dei principali hotel di lusso e ristoranti. «Sono i nostri principali acquirenti, diciamo per un buon 90 per cento». Il resto lo fa la fornitura ai centri commerciali e ai privati, ma non si pensi solo agli emiri. «Persone di tutte le nazionalità - precisa Alberto Caddeo - che vivono qui in stragrande maggioranza perché hanno trovato terreno fertile per dare sfogo alla loro intraprendenza imprenditoriale senza le difficoltà fiscali che abbiamo in Italia».

L’inizio

Anche questo è uno dei motivi che lo ha convinto a lasciare la Sardegna e la sua città. Cresciuto a Mulinu Becciu, agente di commercio nel settore cibo (o meglio, del food), abituato a percorrere in lungo e in largo l’isola, immergendosi nelle meraviglie della tradizione ma persuaso che le possibilità di crescita fossero limitate, ha rivolto lo sguardo oltre il golfo di Cagliari, spingendosi fino al Persico. «Ero stato alla Fiera del food e mi sono reso conto di quanto il mercato fosse fiorente. Mi è bastato captare le aspettative dei ristoranti, volti alla ricerca di grande qualità, per capire che i prodotti sardi avrebbero colpito nel segno perché costituiscono una vera eccellenza». Il resto è arrivato subito dopo: «Ho preso la licenza e con risorse minime ho aperto l’attività». Una decina di dipendenti («tutti del posto, ma il resto, dal marketing fino alla cancelleria, è sardo»), ha in prospettiva un’estensione dell’attività ai prodotti dell’artigianato sardo.

L’amarezza

Il ritorno in Sardegna non è escluso, ma neppure è dietro l’angolo: «A volte, con mia moglie, ne parliamo. Ma poi ci domandiamo: per fare cosa? Amiamo la nostra terra, e credo si capisca da quel che facciamo, ma manca ancora la lungimiranza che occorre per valorizzare ciò che abbiamo, per uscire dalla cosiddetta “comfort zone”».

Cinzia Simbula

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