Tumore al pancreas eliminato nei topi: la nuova cura di Barbacid e perché l’applicazione all’uomo è ancora lontana
La scoperta del team di ricerca internazionale guidato dal professore spagnolo, e le riflessioni in merito del virologo e immunologo Roberto BurioniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sta facendo molto discutere in queste ore, nella comunità scientifica internazionale ma non solo, la notizia diffusa da un team di ricerca guidato dal professor Mariano Barbacid Montalbán – biochimico del Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO) di Madrid – secondo cui per la prima volta in assoluto la scienza sarebbe riuscita ad eliminare nei topi il tumore al pancreas, una delle malattie oncologiche più subdole e letali.
Riuscire a mandare in remissione completa la malattia nei roditori per lunghissimo tempo e senza sviluppo della resistenza è un traguardo senz’altro straordinario, ma sono ovviamente in molti a chiedersi se sia facilmente replicabile lo stesso risultato nell’essere umano. E a provare a dare qualche risposta è stato nel nuovo articolo su Substack il professor Roberto Burioni, virologo e immunologo tra le voci più autorevoli della divulgazione scientifica in Italia.
Anzitutto occorre partire da alcune considerazioni: il gruppo di ricercatori ha testato una terapia combinata che colpisce tre vie distinte coinvolte nella segnalazione della crescita tumorale e che sono 1) KRAS — bersaglio centrale di molte terapie mirate; 2) EGFR — un recettore che stimola la crescita cellulare; 3) STAT3 — una proteina che può diventare attiva come “via di fuga” quando si bloccano le altre.
Eseguendo un’ablazione genetica di questi percorsi di segnalazione, i topi malati hanno avuto la remissione completa, con morte delle cellule tumorali e scomparsa del cancro. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche usando dei farmaci. Bene allora, ma perché al momento questo procedimento non è applicabile alle persone?
Secondo Burioni, il primo punto riguarda le dosi dei farmaci utilizzati. «In vivo, uno dei farmaci, daraxonrasib, è usato a 20 mg/kg al giorno e gli autori stessi sottolineano che è circa cinque volte la dose impiegata nei trial clinici», spiega il virologo. Per un altro farmaco, chiamato afatinib, si è passati dagli 0,6 mg/kg della pratica clinica ai 20 mg/kg usati sui topi: una soluzione del genere potrebbe dunque essere altamente tossica e dunque inapplicabile per l’uomo.
Il secondo punto riguarda il fatto che un terzo farmaco utilizzato sarebbe al momento solo sperimentale, e dunque non ancora pronto per la clinica. E poi una riflessione relativa alla eliminazione della proteina STAT3: toglierla del tutto potrebbe essere letale poiché coinvolta in processi fondamentali per il funzionamento dell’organismo.
«Questo studio non annuncia una cura per il tumore del pancreas», precisa dunque Burioni. Secondo cui offre però una preziosa indicazione sulla strada da seguire. «Il passo successivo, quello che separa la biologia dalla terapia – prosegue ancora Burioni - sarà trovare combinazioni equivalenti ma clinicamente sostenibili: dosi realistiche, molecole con profili farmacologici adatti e una tossicità che resti dentro una finestra accettabile».
«Anche HIV riusciva a fare male al paziente fino a quando lo colpivamo in un solo bersaglio – ha concluso Burioni – quando l’abbiamo colpito contemporaneamente in tre diverse “macchine” abbiamo vinto noi».
