Lavoro, le aziende faticano a reperire un giovane under 30 su due
I risultati dell’indagine di Unioncamere e ministero del Lavoro sul periodo fra 2021 e 2025Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Reperire personale da assumere diventa sempre più difficile, specie se si cercano giovani under 30. In cinque anni, infatti, la difficoltà di reperimento in Italia è cresciuta enormemente: dal 33,4% del 2021 al 48% del 2025.In altre parole, nel 2025, si trovava quasi un solo giovane da assumere su due.
Un dato che sintetizza una lunga serie di problemi del Paese che vanno dalla denatalità alla desertificazione, dalla fuga all’estero al deficit di competenze. Emerge dallo studio di Unioncamere, ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Excelsior, sistema di monitoraggio sul lavoro e sulla formazione, che sarà presentato domani in occasione della Conferenza nazionale delle Camere di commercio, giunta alla quinta edizione, che si tiene oggi e domani a Paestum. Titolo dell’evento: «L’Europa e i giovani, le nostre sfide per il futuro».
L’indagine Excelsior prende le mosse dal post Covid (anno 2021) e mette a confronto cinque anni di trend del mercato del lavoro, evidenziando un acuirsi delle difficoltà delle imprese nel reperire giovani da assumere.
«All’indomani del Covid temevamo che, sbloccando la possibilità di licenziamento, si dovesse fare i conti con una crescita della disoccupazione – commenta il presidente di Unioncamere Andrea Prete –. Ma accadde il contrario: le imprese non riuscivano a trovare candidati con i profili giusti».
Il numero di candidati si era fortemente ridotto, la carenza era passata dal 16,6% del 2021 al 31,1 del 2025. E in più c’era da fare i conti con un problema di inadeguatezza della formazione (che però rimaneva stabile intorno al 13,5% del 2021 e al 13,1% del 2025). In sintesi, sono più numerosi i giovani che non si candidano, male loro competenze restano stabili.
«L’esperienza degli Its è stata senza dubbio positiva – aggiunge Prete –. Questi forniscono una preparazione post diploma, fatta sulla base delle esigenze delle imprese: un modello che garantisce un placement interessante». Ma, conviene Prete, si tratta di un meccanismo che coinvolge un numero limitato di giovani. Così sono ancora pochi gli studenti, sia uomini che donne, che scelgono le lauree stem. «Solo uno su quattro –sottolinea il presidente di Unioncamere – e l’Italia è al di sotto della media europea, specie se si guarda al lavoro femminile, che pure è bassa rispetto ad altri Paesi».
Tra i profili riservati ai giovani e di più difficile reperimento il sistema Excelsior annovera matematici, statistici, analisti dei dati, seguiti da progettisti e amministratori di sistemi, e poi da meccanici artigianali e manutentori di automobili. A seguire agenti immobiliari, disegnatori industriali, stampatori offset. E per finire, a sorpresa, anche animatori turistici, acconciatori, estetisti e truccatori. Quindi, non solo giovani addestrati all’uso delle tecnologie, ma anche con mestieri tradizionali. Purché ben formati.
«Le imprese che assumono giovani riescono ad avere performance migliori: perché continuare a perderli?», si domanda Prete. Un fenomeno che assume dimensioni allarmanti soprattutto al Sud: con emigrazioni intellettuali sia verso il Centro Nord che verso l’estero. «Non si può ignorare la questione salariale – ammette Prete –. I giovani under 30 sono della generazione Erasmus, abituati a considerare l’Europa una casa comune. Ebbene, se per lo stesso lavoro in Germania riescono a percepire uno stipendio più alto del 75% e sanno di poter avere possibilità di far carriera più rapidamente, non ci pensano due volte a fare bagagli».
La risposta immediata è nel favorire l’immigrazione, per Unioncamere. Prete giudica positivamente le esperienze di formazione nei Paesi di origine avviate nell’ambito del Piano Mattei. Ottima soluzione, ma per ora poche gocce nel mare.
Vera Viola
(Estratto da “Norme & Tributi Plus Lavoro”, Il Sole 24 Ore, 4 giugno 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)
