Da molti anni, quando si analizzano i problemi strutturali delle imprese italiane, si pone l’accento su due limiti: l’anzianità e la dimensione ridotta; non a caso, sull’evoluzione del sistema il tema più dibattuto è quello del “passaggio generazionale”. Non si tratta semplicemente di un tema successorio (il subentro di nuove generazioni) ma più in generale di intraprendere un processo decisionale che coinvolge aspetti emotivi, familiari, societari, legali, finanziari, per traghettare l’impresa verso una nuova dimensione o un nuovo assetto proprietario.

La sfida è dunque quella di individuare la soluzione migliore e di gestire in modo coerente il percorso per arrivarci: spesso occorre anche cambiare la veste giuridica dell’impresa, passando da impresa individuale o familiare a società, oppure ancora ristrutturare i patrimoni con operazioni di conferimento o di scissione, o infine individuare processi di alleanze che comportano accordi legali o vere e proprie operazioni di fusione. Tutti questi aspetti sono fortemente connessi tra loro, e alla base ci sono due elementi: i criteri per valutare economicamente l’impresa e la variabile fiscale, ovvero i costi in termini di imposte e i rischi di eventuali contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria. I vari aspetti saranno analizzati in un percorso molto articolato, che si snoderà sulle pagine del Sole 24 ore del lunedì nei prossimi mesi.

Le possibili alternative

Iniziamo a considerare le possibili grandi scelte di fondo: cedere l’impresa a soggetti terzi; far subentrare nella gestione i soggetti individuati come “eredi” (non necessariamente in senso rigidamente successorio); aumentare le dimensioni dell’impresa, con l’unione con altre realtà. Queste scelte valgono a prescindere dalla forma attuale di esercizio dell’attività, e possono riguardare sia l’azienda in senso stretto, sia la (eventuale) società che la possiede o che sarà destinata a possederla. Talvolta le possibilità si sovrappongono: si pensi alla cessione di una parte della società a terzi ma con il vincolo di mantenere nella gestione (e in parte nell’assetto proprietario) alcuni familiari. O alla fusione tra società (in senso stretto oppure preceduta da operazioni di acquisizione) destinata a creare una realtà di maggiore interesse per investitori istituzionali esterni.

Il percorso da seguire

Una volta individuata la soluzione, non è detto che l’impresa sia già pronta ad adottarla. Esistono, tipicamente, problemi che possono riguardare la forma giuridica o gli asset patrimoniali. Ad esempio, la variabile fiscale condiziona fortemente la scelta tra cedere un’azienda o la società che la contiene, ma non è certo l’aspetto principale da considerare (si veda l’articolo a lato). Oppure, molto spesso l’investitore che acquisisce una società è interessato solo all’aspetto produttivo, e non agli immobili eventualmente presenti nel patrimonio, per cui occorre trovare soluzioni ottimali di separazione dei due aspetti (in genere, una scissione societaria).

Gli altri elementi

Sul fronte personale, l’imprenditore deve individuare con chiarezza se ci sono e quali sono eventuali “eredi” che possono prendere le redini dell’attività. Quando si individuano solo alcuni discendenti, ci sarà il problema di liquidare gli altri, ovvero ragionare sui diritti successori ed eventualmente ricorrere a strumenti più sofisticati come i patti di famiglia. Se le operazioni richiedono risorse finanziarie, occorre ragionare sulle fonti di finanziamento, sulla convenienza finanziaria, sui piani di rientro. In caso di cessione dell’attività e di monetizzazione finale, si apriranno invece possibili scenari di gestione della liquidità, che potrà essere personale (se i soggetti che hanno venduto sono persone fisiche) o societario (se il cedente è stata una società). In tutti i casi, saranno poi presenti aspetti strettamente legali, che spaziano dal diritto successorio ad aspetti contrattuali e a temi di gestione delle società, nonché aspetti di valutazione quantitativa dell’impresa oggetto di operazioni.

Primo Ceppellini - Roberto Lugano

(Estratto da “Top24 Fisco”, Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2026, in collaborazione con L’Unione Sarda)

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