«Dopo due anni di Covid e 500 dipendenti in meno che ci potesse essere qualche differenza lo trovo scontato». A parlare è Paolo Truzzu, fino allo scorso 20 aprile sindaco di Cagliari, in risposta a Massimo Zedda che - la settimana scorsa - aveva detto di aver trovato una città peggiore rispetto a quella che aveva ereditato nel 2011 da Delogu e Floris. «Su certe cose abbiamo fatto i salti mortali», sottolinea il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, ospite del programma "A tu per tu" su Radiolina condotto da Alessandra Carta, «e voglio ringraziare i dipendenti che hanno sempre garantito i servizi in un periodo difficile. Quanto afferma Zedda mi sembra spogliarsi delle proprie responsabilità e cercare giustificazioni per quanto detto in campagna elettorale: ci sta, ma dico che anche a me è capitato – diventando sindaco – di trovare qualcosa che non andava bene. Ma mi sono rimboccato le maniche e non ho cercato scuse o delegato al vicesindaco».

Truzzu si era candidato alle regionali, dove non è riuscito a vincere la sfida con Alessandra Todde anche perché ha avuto scarso appoggio proprio a Cagliari, città in cui era sindaco. «Non siamo riusciti a spiegare al meglio che i sacrifici erano fatti per migliorare la città», ammette. «Ho preso Cagliari nel 2019 che aveva 147 euro di investimento per cittadino e l'ho lasciata nel 2023 con 375: significa che è stato fatto un grande lavoro. Non abbiamo avuto l'attenzione sulle piccole cose, pensando a come spendere grandi risorse. Perché non mi sono ricandidato per un secondo mandato? Non è una questione di prestigio: davanti a una coalizione che ha chiesto ripetutamente di partecipare alle regionali mi sono messo a disposizione».

Nel 2019 Truzzu vinse grazie a una campagna elettorale impostata in larga parte sulla questione rifiuti, un tema di stretta attualità e discussione anche oggi: «Sono arrivato in città con certe zone invase dalla spazzatura. Oggi ci sono problemi limitati rispetto al passato, c'è un problema di pulizia perché il lavaggio delle strade non era previsto ma ho visto che la Giunta si sta muovendo in questa direzione. Se lo spazzino passa tutti i giorni e la città è sporca c'è un problema di inciviltà e scarso rispetto. Ma in questi anni la città è stata sempre pulita, ci sono stati degli sforzi e se ognuno facesse il proprio pezzetto saremmo più contenti tutti».

Sul tema delle rinnovabili, Truzzu e Fratelli d’Italia si schierano a favore della Pratobello 24 («Il nostro pensiero è positivo») e contro quanto fatto dalla Regione («La mia opinione personale è che questo disegno di legge sia difficilmente migliorabile, il nostro voto sarà contrario»). La sua posizione è più dettagliata: «Credo che nessuno dei sardi possa essere a favore dell'assalto e della speculazione, mi sembra ampiamente dimostrato. In questo momento, la Sardegna non ha una strategia complessiva sul tema dell'energia: se ci fosse stata una roadmap, spiegando i passaggi della transizione, probabilmente l'apprezzamento della minoranza e dei cittadini sarebbe stato differente. Invece vedo anche un po' di disillusione da parte di chi ha votato il centrosinistra». Con una proposta: «Analizzare prima Pratobello 24, ribadendo il principio base cioè che sulla definizione delle aree in cui fare gli interventi la competenza è tutta regionale e i governi e lo Stato vengono dopo. Il testo delle aree idonee è minuzioso, ma si perde la situazione generale».

Sulla sanità, Truzzu sottolinea come le difficoltà attuali non siano solo figlie del recente periodo: «Non ho la presunzione di avere la soluzione, i problemi ci sono e vanno affrontati. Ci sono responsabilità ampiamente diffuse negli ultimi quindici-vent'anni, con tutti gli schieramenti. La popolazione è più vecchia, ci sono sempre maggiori costi e meno personale: oggi servirebbe, più che l'attività di un singolo, una task force autorevole di persone che siano il più possibile slegate dalla politica e che abbiano un'idea chiara sui prossimi dieci anni di sanità. Con carta bianca per lavorare». Con un pensiero verso l’assessore alla Sanità Bartolazzi: «Ha dimostrato scarsa conoscenza della sanità sarda, ma è messo nelle condizioni di non poter operare dalla sua stessa maggioranza che vorrebbe rimuoverlo e non può».

Per i prossimi cinque anni Truzzu sarà consigliere regionale («L'impressione che ho è di una maggioranza incartata, senza una strategia e che vive sul giorno per giorno: è difficile anche per noi come opposizione, non abbiamo nulla su cui ribattere perché sta succedendo ben poco») e nel suo partito, Fratelli d'Italia, il mese scorso c'è stato il passaggio di consegne fra Antonella Zedda e Francesco Mura come coordinatore regionale («Fra qualche settimana inizierà a dare la sua linea, ora c'è ancora un approfondimento coi rappresentanti e gli organi del partito»). Non si pente per non aver scelto di fare il sindaco per un secondo mandato: «No, anche perché quando ci si candida non si sa il risultato. Le elezioni mi hanno confermato quanto già sapevo: la correttezza non sempre paga. Nei miei confronti c'è stato un accanimento, anche con notizie false, da parte di certi gruppi avversari. Ho cercato di impostare una campagna elettorale sulla proposta: sarebbe stato facile attaccare la mia avversaria sulle rinnovabili, non l'ho mai fatto perché volevo portare un'idea di Sardegna. Visione che loro non hanno: nel campo largo vedo una pentola in ebollizione, ma sono bravi a mascherare le divergenze».

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