Politiche 2027: nuove formule per vecchi schieramenti
Tra esigenza di cambiamento e necessità di rinnovamento politico(foto Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si è letto nei giorni scorsi che anche in Sardegna i “partiti scaldano i motori” in vista del prossimo appuntamento elettorale: le elezioni politiche 2027, che vedranno l’esordio del cosiddetto “Melonellum”. I seggi quelli sono e quelli saranno per la Sardegna (16), quindi tra “riffe e raffe” sempre quei posti occorre contendersi, anche e soprattutto con i parlamentari uscenti. E anche la nuova legge elettorale, comunque la si voglia leggere e con tutte le criticità che presenta, pare pensata per il solito scontro tra centro-destra e centro-sinistra a riprova della poca lungimiranza (almeno questa è la percezione) dei suoi ideatori. Tanto per cominciare, le attuali due maxi coalizioni sembra abbiano perso da tempo il loro imprinting caratterizzante, come pure la capacità di offrire all’elettorato un progetto politico accattivante, comprensibile, di breve termine vista la situazione venutasi a creare, e soprattutto risolutivo delle necessità contingenti. Insomma, servono fatti concreti, non promesse, perché il carrello della spesa, l’energia e il gas hanno un peso determinante nella conduzione della quotidianità. Diciamolo chiaramente.
Sono lontani i tempi di Silvio Berlusconi e Romano Prodi, e le due coalizioni, nel bene e nel male, sembrano aver smarrito l’anima ispiratrice e il baricentro, al punto da porre più che un interrogativo sul senso della loro persistenza. I tempi cambiano, quindi necessariamente pure la proposta politica, e con essa gli schieramenti, dovrebbero/devono cambiare. Centrodestra e centrosinistra, come formule politiche, hanno esaurito la propria energia vitale. Occorre restituire all’elettorato percorsi individualizzanti e indiscutibilmente rappresentativi: percorsi determinati che individuino una “destra” che ad oggi non può non essere progressista e riformatrice, una “sinistra” finalmente di nuovo popolare, e un “centro” che funga da sintesi mediatrice delle diverse istanze ed ispirazioni, e purtroppo da troppi anni, grande assente. Il “mesciato” in politica non va più bene, è demodé. Tutti i partiti cosiddetti di centro dell’una e dell’altra delle attuali coalizioni potrebbero restare travolti dagli esiti della nuova legge elettorale oltre che naturalmente della scelta rispetto alle varie alleanze. Quindi, perché non riscoprire un’autentica esperienza centrista attenta alla cosiddetta “agenda sociale”, una terza coalizione di soli moderati di centrodestra e centrosinistra, di fatto accomunati per ispirazione ed ideologia e soprattutto in materia di tutela dei diritti fondamentali, che possano esprimere l’identità del corpo elettorale italiano (da sempre convintamente democristiano nel profondo) oramai disamorato? Le uniche leadership effettivamente caratterizzanti, allo stato, appaiono rispettivamente quella di Giuseppe Conte e quella di Roberto Vannacci. Gli schieramenti possibili in vista di quell’appuntamento elettorale così determinante non appaiono altrettanto caratterizzati. Per farla breve. Se la riforma sulla legge elettorale giungesse al suo compimento con la previsione dell’obbligo di indicare il nome del candidato premier, ammesso e concesso che per entrambi gli schieramenti non dovrebbe prescindersi da un rinnovamento profondo dei potenziali candidati parlamentari, per l’attuale centrosinistra si aprirebbe la prospettiva, comunque per nulla nuova nel concetto, di un preventivo passaggio attraverso le primarie. Passaggio che non potrebbe/dovrebbe escludersi a priori neppure in centrodestra soprattutto in considerazione della progressiva affermazione di Roberto Vannacci e del suo partito a “minacciare” la leadership di Giorgia Meloni, siccome arrivato nei sondaggi a superare i consensi della Lega e sembrerebbe pure i consensi di Forza Italia, con ogni conseguenza immaginabile. Ogni decisione, poi, assunta dai vertici delle coalizioni in campo e che escluda la partecipazione diretta del popolo sulla scelta dei componenti e delle leadership delle liste, potrebbe compromettere il rapporto di fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti, allontanando il corpo elettorale dalle urne. Eventuali liste bloccate, definite a priori dai vari leader, potrebbero suscitare diffidenza e senso di esclusione nell’elettore.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
