Nella sua perenne lotta in difesa della democrazia, di cui si dichiara vessillifera, la sinistra politica italiana si schiera sempre dalla parte degli antidemocratici. È un paradosso, un’acrobazia verbale, un cortocircuito del pensiero. Se soltanto a questo si limitasse sarebbe un innocuo esercizio dialettico.

Ma quando le parole diventano fatti, il quadro assume aspetti inquietanti. Come questo sia possibile e perché accada se lo è chiesto anche Pierluigi Battista, giornalista, autore di libri di successo, già vicedirettore del Corriere della Sera. Alla collega Hoara Borselli, che gli pone la domanda, risponde: «Lo dico con grande rispetto della sinistra, perché io vengo da lì. Non capisco perché sia sempre dalla parte dei despoti, dei tiranni: invece di schierarsi con gli studenti iraniani sta con Khamenei, invece che appoggiare l’opposizione venezuelana sta con Maduro; sta con l’Iran e con Hamas».

Proviamo a dare una risposta. La sinistra è innanzitutto, genericamente, contro la destra. E questo è comprensibile. È meno comprensibile, invece, che estenda per principio indiscutibile questa avversione a tutto ciò che la destra sostiene.

Siccome la destra nell’attuale fase storica è schierata con i regimi democratici, Schlein e i suoi compagni stanno, come dice Battista, con i despoti. Non per vocazione antidemocratica, ma per dispetto e sconsolante povertà di idee.

Tacitus

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