Quando il calcio perde la dignità
Di Lorenzo PirasIl primo sorriso arriva dalla Coppa Italia. Il gol dal dischetto di Alessandro Deiola ha permesso di piegare l’Arezzo e il passaggio ai sedicesimi, aprendo con ottimismo la settimana che conduce all’esordio in campionato e alla sfida di sabato al “Tardini” di Parma. Perché non saranno certo le scorie di mercato o le tensioni legate al tormentone estivo con l’entourage di Sebastiano Esposito a mettere in subbuglio l’ambiente rossoblù. La cessione (anche solo in prestito) del giovane attaccante appare ormai la mossa più saggia per blindare la serenità dello spogliatoio: dignità e orgoglio per il club sono un mantra reso inviolabile da 106 anni di storia e lo stesso tecnico Fabio Pisacane, alle condizioni attuali, ha fatto capire di non ritenere opportuno il reintegro del giocatore («È una vicenda che mi turba»). Si ripartirà senza esitazioni dalla personalità geometrica di Jacopo Fazzini, già fattosi carico delle redini della manovra mediana, dall’inesauribile temperamento di Harry Winks e del capitano Deiola, nonché dalla costante maturazione difensiva di Adam Obert. Questo mentre la retroguardia respira in attesa del pieno recupero di un totem come Yerry Mina e l’ambiente invoca dall’ex Nizza Kevin Carlos la vena realizzativa e il cinismo sotto porta che rappresentano l’ultimo tassello mancante per trasformare le ambizioni in una realtà concreta. Intanto, sul tavolo politico-amministrativo, si gioca un’altra partita basilare.
La marcia di avvicinamento alla pubblicazione del bando per il nuovo stadio (prevista per il 20 agosto, ma fonti attendibili di Palazzo civico danno quasi per certo lo slittamento a settembre) vive le sue ore cruciali, mentre il Governo - in un’intervista rilasciata a L’Unione Sarda dal ministro per lo Sport e i Giovani del Governo Meloni Andrea Abodi - conferma la centralità assoluta dell’opera per l’intera Sardegna.
Oltre un decennio di carte bollate e promesse politiche ha logorato le attese dei tifosi e - in parte - la stessa credibilità delle istituzioni, costringendo la città a convivere con una reliquia urbanistica come è il rudere del vecchio Sant’Elia. Le scadenze legate alle grandi manifestazioni internazionali impongono un’accelerazione netta, senza concedere alibi a ulteriori e ingiustificati rallentamenti estivi. Fallire l’obiettivo in questo momento significherebbe calpestare la memoria di un mito come Gigi Riva, a cui l’impianto sarà intitolato, e vanificare il lavoro di riconciliazione tra lo sport e lo sviluppo della città.
Tutte le parti interessate, a cominciare dalla politica, devono dimostrare senso di responsabilità, superando ogni residuo ostacolo procedurale per trasformare un miraggio lungo undici anni in un cantiere finalmente operativo.
Lorenzo Piras