Noi volontari
Di Celestino TabassoPrima o poi ce lo dovevano riconoscere questo alto ruolo sociale, ce la dovevano appuntare al petto – o alla pettorina, a seconda – una benemerenza civico-investigativa. E finalmente l’altro giorno il Corriere ha scritto che per i carabinierissimi di via Moscova, quelli che indagano anche sulle indagini degli altri, fra i testimoni più preziosi ci siamo noi che portiamo a spasso il cane. E quindi, che piova o tiri vento, siamo sempre lì che pattugliamo, osserviamo, annusiamo (a seconda). Perciò nel pomeriggio esci di casa con uno sguardo nuovo e penetrante, non più con quell’aria borghese da camminatore tuo malgrado. “Tieni d’occhio tutto”, intimi al cane, “che poi a quelli non sai mai quale dettaglio può tornare utile”. E lui scodinzola vigoroso tipo commissario Rex, ma in italiano. All’andata sul Terrapieno sembra tutto regolare, ma non bisogna fidarsi delle apparenze. Quindi occhi aperti anche al ritorno. “Per dire: lo vedi quel ciccione con la maglietta assurda? Chi te lo assicura che non ha una strage sulla coscienza?”. E te l’avranno detto mille volte che bisogna parlare con il cane, perché rafforza il legame e stabilisce empatia. Però il tipo con la maglia strana non devono averlo informato, perché ti guarda malissimo e fa per avvicinarsi. “Torniamo in centrale, passo e chiudo”, abbaia il partner. Per oggi niente da segnalare.
Celestino Tabasso