Occasioni sprecate
di Ciriaco OffedduCapisco che uno possa non avere idee – capita sempre più spesso, difetti di formazione – o non abbia quel particolare giorno voglia di averne. Oppure che semplicemente non abbia voglia e basta, perché attraversa quello stato accidioso, malmostoso, di rifiuto di qualsiasi attività intellettuale, e men che meno creativa – com’è faticosa la creatività e l’innovazione, è proprio vero!
E capisco che possa capitare al singolo come pure a un gruppo di individui – una giunta comunale, una squadra di calcio, un consesso di giurati, un comitato scientifico. Persone altrimenti vive, intelligenti, capaci di risultati mirabolanti come da curriculum e dichiarazione dei redditi, che d’un tratto sono colte da reciproca emulazione negativa, dal riferirsi sempre agli esempi peggiori o meglio ai portatori dei riferimenti meno probanti.
Mi domando: cosa fare quando ci si trova in quello stato e si è tuttavia chiamati a elaborare qualcosa, non in tempi da Einstein Telescope – decenni – ma in tempi ordinari di ordine pubblico, su cose più comprensibili e a portata di mano delle onde gravitazionali?
Si potrebbe, dico io, rivolgersi a un esperto o persino all’intelligenza artificiale, e chiedere sommessamente (cito casi forse non consoni o politicamente scorretti, perdonatemi): “Che consiglio mi dai, coro ‘e tzia, per celebrare degnamente Grazia Deledda nel centenario del suo Nobel?”
Oppure, a voce più bassa per evitare permalosità: “Ritieni che usare i cori per commemorare un giurista e scrittore come Salvatore Satta sia corretto, degno della sua grandezza?” O ancora: “Secondo te, usare piazza delle Grazie per riprendere la Sfilata del Redentore riesce a valorizzare le bellezze di Nuoro? Non sarebbe meglio posizionare le telecamere direttamente a Fossuloroddu o meglio a Prato Sardo, la nostra Beirut?”
Parlo degli approcci più elementari a questo strumento sopravvalutato, ben sapendo che la nostra intelligenza – del singolo e del gruppo – è ben più avanti di qualsiasi garbuglio di algoritmi (per inciso, chi vede l’AI come un insieme di algoritmi è spesso lo stesso che si riempie la bocca con l’effetto delle onde gravitazionali sul futuro dei sardi).
Possibile che non si capisca quanto sia morbosamente soddisfacente l’accidia (vizio capitale caratterizzato da profonda indolenza, torpore malinconico e apatia, che porta al disinteresse verso l'azione, la crescita spirituale e la vita stessa) e quanto sia rassicurante la mancanza di qualità collettiva? La qualità, cioè il modo specifico di essere e di agire in relazione a ciò che si fa (cito Treccani), perde valore nella mediocrità generale. Ed ecco i frutti che raccogliamo a Nuoro e in Sardegna. Peccato.
Ora, la Festa del Redentore dovrebbe essere un momento decisivo per il rilancio di una Nuoro che muore, schiantata da più di dieci anni di pressapochismo, di autoreferenzialità e totale mancanza di visione. Una città diventata grigia, anonima, spopolata. Dovrebbe rappresentare una svolta storica, perché porta in sé la cultura profonda della città e la sua religiosità: quale occasione migliore per rappresentarla?
La Festa porta anche i colori, i profumi, i sapori e i dolori di un territorio che soffre e cerca un riscatto. Dovrebbe essere l’apoteosi di un disegno politico capace di sconfiggere la mediocrità organica, la mancanza di speranza, l’acquiescenza. E soprattutto il segno luminoso di una fede, prima ancora che un messaggio dato alla popolazione e al mondo. Nuoro c’è, esiste sotto il Redentore, si batte!
Per cui, il consiglio è semplice: rimettiamo le squallide tribunette sotto il palazzo degli impiegati, di fronte a una delle più brutte chiese della città – consci che ce ne sono di peggiori. Inquadriamo qualche decina di persone con cartelli e striscioni politici, per farci sentire collegati al mondo e non farci mancare nulla. Cerchiamo panorami e colori tra i palloncini venduti sempre all’angolo del bar, molto nuovi ed evocativi. Commentiamo i dettagli dei costumi come miracoli risalenti a centinaia d’anni fa. Facciamo vedere non una sfilata, ma una disorganizzata passeggiata proveniente da via Lamarmora, con vuoti angoscianti e indolenti camminatori sparsi.
Rifugiamoci, insomma, nel passato – cosa che sappiamo fare bene, la nostra competenza distintiva – fieri della nostra accidia e privi ormai di qualità. Avanti, Savoia!
Ciriaco Offeddu – Manager e scrittore