Matite a mezz’asta
Di Celestino TabassoSuona rituale, ma in morte di Marjane Satrapi sarebbe giusto leggere “Persepolis”, la sua autobiografia a fumetti. O vedere il film che ne fu tratto. Non solo per rendere omaggio a un’artista morta prima del tempo, di male e di tristezza, ma per guadagno estetico, per avvantaggiarsi culturalmente e politicamente.
La guerra all’Iran è cominciata il 28 febbraio. Gli urlacci postati a vanvera da Trump coprono il ticchettio dell’orologio, ma la realtà è che questa guerra va avanti da più di tre mesi. Abbiamo la testa piena di Hormuz, dei prezzi delle merci e del carburante (ed è umano) mentre il cuore non sa che pesci pigliare perché nessuno tifa per gli ayatollah, ma neppure per la peggior America di sempre. Leggere Satrapi serve a ricordare che in tutto ciò a soffrire è un popolo incolpevole, giovane, antichissimo, raffinato, coraggioso e represso a sangue. Voglioso e meritevole di una libertà che le bombe non gli daranno, perché anzi hanno selezionato quasi darwinianamente un ceto di sbirri ancora più ottusi e feroci e di preti blasfemi che osano combattere le donne in nome di Dio. In morte di Marjane Satrapi bisognerebbe leggere quel che lascia. Perché è bello. Perché non lascerà altro. E per ricordarci le uccise mentre ci interroghiamo sulle accise.
Celestino Tabasso