Ma anche le rose: il Caffè Scorretto del 28 agosto 2026
Di Celestino TabassoVogliamo il pane ma anche le rose, diceva un bello slogan delle operaie tessili americane di primo Novecento, mutuato da un motto femminista.
Il cane si è svegliato di umore putiniano e ora si aggira per i Giardini con l’aria di chi vuole i gatti ma anche le rose. Però i gatti sono tipi svegli e quando lo vedono avvicinarsi – grintoso ma rallentato da un bipede che si fa trainare al guinzaglio, emettendo flebili imprecazioni – spariscono con stile.
Le rose invece stanno piantate là, tra l’afa e la terra tiepida. Tanto si sa che hanno le spine. Ma al cane non importa: è lì per demarcare il territorio, non per azzannare fiori. E si è convinto che un bel fiotto ci starebbe bene proprio sulle rose. Forse è un messaggio ai gatti, o agli altri cani. O forse al giardiniere che osserva la scena poco più in là.
E quindi il bipede flebile si risveglia e si impunta. Siamo amici, gli dice, non puoi farmi fare queste figure. E sudando della grossa lo trascina via giusto in tempo. Poi ti cacciano, ansima, e qui non mi puoi più accompagnare. E alza lo sguardo: l’orizzonte di specchi – saline, stagno, mare – non è celeste ma di un bianco opalescente, però conserva la sua eleganza da stampa giapponese.
Devi capire che noi umani siamo inclusivi e pluralisti, almeno la mattina – spiega il bipede – Vogliamo il cane, ma anche le rose. Quello scodinzola, ma è per farlo contento.
Celestino Tabasso