Il 19 agosto 2026 le aziende farmaceutiche Merck e Moderna hanno annunciato i primi risultati, straordinariamente positivi, di uno studio di fase III effettuato su 1137 pazienti con melanoma ad alto rischio, operati radicalmente, utilizzando un vaccino terapeutico personalizzato (Intismeran autogene) e un immunoterapico (Pembrolizumab).

È uno studio di medicina di precisione: dopo l’asportazione chirurgica del melanoma, su un campione di questo è stato sequenziato il DNA del tessuto tumorale, identificando 34 neoantigeni, proteine espresse dai tumori che possono essere riconosciute dal sistema immunitario come nemici. A questo punto è stato prodotto un vaccino a mRNA personalizzato su ogni singolo paziente: ovvero è stata creata una copia del DNA tumorale, che informa il sistema immunitario e lo istruisce a riconoscere e distruggere tutte le cellule tumorali che esprimono quei neoantigeni. Per poter ottenere questi risultati è fondamentale associare al vaccino un immunoterapico come il Pembrolizumab, che attiva il sistema immunitario togliendogli i freni inibitori determinati dal tumore.

L’impiego di un vaccino personalizzato e di un immunoterapico ha ridotto il rischio di recidiva tumorale e la comparsa di metastasi. Il 92% dei pazienti arruolati nel trial è vivo a 5 anni dall’intervento e il 68,8% dei pazienti che avevano ricevuto le terapie è completamente libero dal tumore, sempre a 5 anni dall’intervento, contro il 49,1% di quelli che avevano ricevuto solo l’immunoterapia.

Sono risultati clamorosi, che indicano come la ricerca oncologica stia entrando in una fase decisiva: non solo nel melanoma, ma sono ben 230 gli studi che applicano questa tecnologica in tumori molto aggressivi, come rene e polmone, nei quali i risultati preliminari sono molto promettenti.

Possiamo dunque parlare di un “vaccino contro il cancro”? Questa definizione può essere fuorviante. Non si tratta di una vaccinazione che impedisce a una persona sana di ammalarsi (come nel caso dei vaccini contro il papilloma virus e il virus dell’epatite B), ma di una terapia costruita su misura, dopo che il tumore si è già sviluppato ed è stato rimosso chirurgicamente, con l’obiettivo di istruire il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue. Il suo intento è dunque non prevenire lo sviluppo di nuovi tumori, ma impedire la recidiva di uno specifico tumore.

I primi risultati sulla sicurezza di questi trattamenti sono confortanti: finora sono state descritte tossicità a livello polmonare, tiroideo, renale e intestinale, che siamo abituati a gestire nei pazienti trattati con la sola immunoterapia. L’utilizzo sinergico della biologia molecolare, dell’immunologia e dell’intelligenza artificiale sta dunque cambiando il modo di curare il cancro.

I veri problemi di queste terapie innovative, peraltro applicabili solo in tumori altamente immunogenici, come il melanoma, saranno da un lato quello organizzativo-gestionale, che richiede strutture super specializzate in centri ad alta tecnologia, d’altro lato l’enorme problema dei costi, della sostenibilità economica. Una sfida molto impegnativa per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. In questo momento è opportuno essere cauti e mantenere toni bassi per valutare uno studio che accende grandi speranze, ma per il quale bisognerà attendere i risultati definitivi sulla sopravvivenza di questi pazienti. D’altra parte è vero che se le terapie che attualmente impieghiamo nella pratica clinica sono molto efficaci, i risultati più importanti e a basso costo si possono ottenere con la prevenzione oncologica.

Adottando degli idonei stili di vita: praticando regolare attività fisica, non fumando, non eccedendo nel consumo di alcolici, alimentandosi secondo i dettami della dieta mediterranea. Effettuando gli esami di screening: mammografia, PAP test, sangue occulto nelle feci. Praticando anche altri esami fondamentali: ecografia mammaria ed ecografia pelvica transvaginale nelle giovani donne, colonscopia e mappatura dei nei in soggetti a rischio, TC torace ad alta risoluzione nei fumatori.

Daniele Farci

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