La trasparenza: il Caffè Scorretto del 29 luglio 2026
Di Antonio MasalaRicordando il ’68 e i duri scontri tra poliziotti e studenti, a Valle Giulia ci fu chi lanciò molotov e chi rispose con gli idranti. L’intellettuale scomodo Pier Paolo Pasolini, rompendo la retorica del tempo, si schierò con i poliziotti, figli di gente normale, contro i figli di papà sinistrosi apparenti.
Una pagina che sembra di questi tempi, dove la visione critica lascia spazio al conformismo, alla gazzarra, ai cori interessati, al perfezionismo gucciniano “fatto di niente”.
Parlando della morte a Bologna di Abderrahim Fakir, il cardinale Matteo Zuppi, vescovo della città petroniana, è stato di un ovvio fulminante: «Chiedere giustizia non vuol dire condannare. Valutare errori è interesse della Polizia».
Il giudizio non spetta alla folla che liberò Barabba ma alla giustizia, perché Giustizia, con la maiuscola, sia fatta. Se errori ci sono stati (e ci sono stati), non sia mai che vengano oscurati, taciuti, mistificati, perché non è questo che pretende la Polizia e meno che mai gli italiani, che chiedono trasparenza e verità.
Chi ha sbagliato paghi, zero sconti partendo dall’alto. Trasferire il poliziotto che ha postato, riferendosi a Fakir, «è uno di meno» non serve: continuerà a sbagliare se la scuola non valorizza i cardini della civiltà giuridica, il rispetto e, ancora prima, la pietas, che, abbinata all’azione, non trascura i doveri ma riconosce i diritti.
Antonio Masala