Insularità, la sponda Ue
Di Pier Luigi Ledda, Segretario Cisl SardegnaMentre il dibattito politico italiano guarda alla prossima legislatura e le forze politiche si preparano a definire programmi e alleanze, c’è un altro confronto che merita attenzione. È quello che si sta svolgendo in Europa e dal quale dipenderanno, in larga misura, le politiche che accompagneranno lo sviluppo dell’Italia e della Sardegna nel prossimo decennio. Mi riferisco al confronto che l’Unione europea ha aperto sul nuovo ciclo di programmazione 2028-2034. Può sembrare una discussione lontana dalla vita quotidiana. In realtà è proprio in questa fase che si stanno definendo le politiche che orienteranno lo sviluppo dell’Europa nei prossimi anni. Non si parla soltanto di risorse, ma del modello di crescita: competitività, politica industriale, sicurezza economica, transizione energetica e digitale, innovazione, competenze, crisi demografica e coesione territoriale.
Cresce, inoltre, l’attenzione verso le isole, le comunità costiere e il Mediterraneo. È un cambiamento importante. Per molti anni abbiamo guardato all’Europa soprattutto come alla principale fonte di finanziamenti. Oggi l’Unione chiede ai territori qualcosa di più: costruire sviluppo, rafforzare la competitività, accompagnare le transizioni, investire nelle competenze e prepararsi ai cambiamenti dell’economia e del lavoro. È su questo che credo la Sardegna debba riflettere. Molte delle questioni che da anni riguardano l’Isola entrano oggi nell’agenda europea. L’insularità non è più soltanto un problema di collegamenti, ma una condizione che determina costi permanenti per cittadini e imprese. Il declino demografico e lo spopolamento diventano sfide europee. Il Mediterraneo torna a essere uno spazio strategico.
La competitività passa sempre più dagli investimenti nelle competenze, nella ricerca, nell’innovazione e in una politica industriale capace di creare lavoro di qualità. Per la prima volta dopo molti anni, le priorità dell’Europa coincidono con alcune delle grandi questioni che la Sardegna pone da tempo. Negli ultimi cicli di programmazione ci siamo concentrati soprattutto su come utilizzare le risorse europee. Oggi la sfida è diversa: contribuire a costruire le politiche dalle quali quelle risorse nasceranno. Anche la Sardegna deve cambiare approccio. Non possiamo continuare a ragionare per compartimenti stagni. Insularità, mobilità, denatalità, politica industriale, lavoro, competenze, energia, infrastrutture e innovazione fanno parte della stessa strategia di sviluppo.
In questo percorso la Regione Sardegna è chiamata ad assumere un ruolo di guida. La sua capacità di incidere dipenderà dalla forza della proposta che la Sardegna saprà costruire. Per questo credo sia arrivato il momento di aprire una nuova stagione di confronto che coinvolga istituzioni, autonomie locali, parti sociali e sistema produttivo per costruire una posizione condivisa sulle grandi scelte europee. La Sardegna ha oggi bisogno di un Patto che guardi al suo futuro. Non dell’ennesimo documento, ma di un impegno condiviso capace di indicare poche, grandi priorità sulle quali costruire lo sviluppo dell’Isola: il riconoscimento dell’insularità e del diritto alla mobilità; il contrasto alla denatalità e allo spopolamento; una nuova politica industriale; competenze e politiche attive del lavoro; sicurezza energetica; infrastrutture; ricerca e innovazione; il ruolo della Sardegna nel Mediterraneo.
L’Europa sta definendo le politiche che accompagneranno lo sviluppo del prossimo decennio. La Sardegna ha oggi un’opportunità che non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Sarebbe un errore aspettare che tutto sia già deciso. Il futuro dell’Isola dipenderà anche dalla capacità delle sue istituzioni e delle forze economiche e sociali di costruire una visione condivisa e di rappresentarla con autorevolezza nelle sedi in cui quelle decisioni vengono assunte.
Pier Luigi Ledda Segretario Cisl Sardegna