Il fenomeno riguarda soprattutto le città turistiche: affollate d’estate, spopolate d’inverno. È il meccanismo per cui negozi, attività e servizi abbassano le saracinesche quando la clientela si riduce drasticamente. In Sardegna accade in modo particolare a Olbia, dove il sindaco Settimo Nizzi prova a contrastarlo minacciando ripercussioni sulle licenze di chi non terrà aperto almeno dieci mesi l'anno. Naturalmente i commercianti non ci stanno.

Tenere aperto d’inverno, quando la popolazione si dimezza, significa spesso sostenere costi che finiscono per divorare i buoni risultati ottenuti durante l’estate. In fondo, hanno ragione entrambi: Nizzi vorrebbe una città viva dodici mesi l’anno, e lo stesso desiderano i commercianti, ma non a loro spese. Resta però un dato: a Olbia il problema si avverte più che altrove perché non ha un retroterra demografico sufficiente a compensare il calo turistico. Alghero può contare su Sassari, Cagliari su un’area metropolitana vasta e su un flusso costante di affari e servizi. Olbia no.

Fatica ad essere destinazione autonoma nei mesi freddi quando le attrazioni offerte dalla città non sono così numerose. Cosa che limita anche il turismo interno, quello capace di spostare ogni fine settimana i sardi verso mete da scoprire, vivere e conoscere. E non si tratterebbe affatto di numeri marginali. La soluzione deve nascere da una strategia comune tra istituzioni e operatori economici, lontana da obblighi e imposizioni. La parola d’ordine è una sola e vale per tutti: attrattività. Oltre la bella stagione.

Bepi Anziani

© Riproduzione riservata