Fallirebbe, il produttore di un dispositivo che sanzionasse le norme italiane il cui iter è troppo veloce, una specie di autovelox sull’approvazione rapida di leggi e decreti. Lo farebbe perché, se restiamo in tema di dispositivi per sanzionare gli eccessi di velocità, solo ieri e dopo 34 anni di attesa è stato firmato il decreto che definisce in quali casi si omologa un apparato e come si eseguono le tarature.

Trentaquattro anni fa eravamo in un altro millennio. E anche gli autovelox. E le sanzioni: all’epoca non equivalevano al prezzo di un rene al mercato nero, come ora. E mentre del ponte sullo Stretto non c’è nemmeno la prima pietra, ma saltano fuori i primi indagati, chi dei Trasporti è ministro, Matteo Salvini, si affetta a precisare che no, «il decreto non è un pretesto per fare cassa a spese dei cittadini». Che cosa intende? Che è più un motivo, visto che accadrà?

Quel che il decreto non tocca, perché non può, sono i ricorsi contro le multe illegittime di apparecchiature non omologate. Nessun colpo di spugna, ma solo perché mai un decreto potrebbe sanare sanzioni basate su apparecchiature irregolari.

E ora tanti auguri: dei dispositivi sparsi nelle strade italiane, tre su quattro continuano a essere fuori norma. Fanno multe e Salvini si mostra conciliante. Ma poi, mica concilia davvero.

Luigi Almiento

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