A che stadio: il Caffè Scorretto dell’11 marzo
Di Luigi AlmientoNon è questione di tifoserie: certe cose non dovrebbero esserlo. Non lo è (o sarebbe) il referendum sulla magistratura, trasformato anche stavolta in uno scontro fra sostenitori e contrari al Governo. Uno snaturamento cui partecipano tutti: opposizione (ma se non si esagera è il suo mestiere) e premier, cui invece sono affidate importanti responsabilità.
La consultazione “confermativa” non è evitabile perché non c’è quorum: varrà. In teoria la battaglia sarebbe tra idee sulla Giustizia, e invece no: se abbiamo un’opinione sul tema, non possiamo sostenerla perché, con il voto, rafforziamo o indeboliamo un Governo. Di quel che pensiamo sulla questione, alla politica non interessa: siamo cittadini, ma fanno di noi dei tifosi.
Almeno su una cosa, dovremmo evitarlo: le guerre. Invece anche lì si va per schieramenti e sondaggi, la premier tace sul tema ma parla volentieri della “Casa nel bosco” con la stessa, incompetente leggerezza di un Salvini qualunque che difende, per partito preso e senza nulla sapere, i pur pochissimi esponenti delle forze dell’ordine disonesti. Tutto è politica.
Non sempre è un male, si dirà, ma non è così perché in realtà tutto è partiti politici. Non è la stessa cosa. Il guaio è che non solo si schierano loro: schierano noi. Possono farlo a una condizione: che ci lasciamo schierare. E usare.
Luigi Almiento