Una pistola con proiettili, l’insolito regalo di Erdogan a Meloni e agli altri leader dopo il vertice Nato
Starmer e Merz l'hanno lasciata in Turchia, il premier belga se n’è accorto una volta atterrato in patria. Meloni l’ha portata in Italia, protocollata a Palazzo Chigi come tutti i doniPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Trovarsi una pistola in valigia di rientro dal vertice Nato e scoprire che è un dono, un insolito souvenir, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan padrone di casa nella due giorni del vertice Nato di Ankara.
È accaduto al primo ministro belga Bart De Wever e ci si chiede come mai il dettaglio fosse sfuggito al suo staff. L’arma è stata comunque regalata a tutti i leader e li ha spiazzati.
Al termine di giornate di lavori convulsi gli staff sono stati costretti a rapide consultazioni sul protocollo per decidere il da farsi sull'insolito cadeau. Tanto che il primo ministro britannico Keir Starmer ha ritenuto opportuno subito informare, già sul volo di ritorno a Londra, che lui e altri leader - il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro olandese Rob Jetten - hanno deciso di lasciare l'arma in Turchia. Altri l'hanno invece imbarcata e gestita ciascuno secondo le proprie regole. Tra questi ultimi la premier Giorgia Meloni.
Nelle ricostruzioni più attendibili, l'obiettivo di Erdogan di quel regalo era un riferimento chiaro all'industria della difesa turca e alla sua centralità per il Paese. Sul modello del revolver poi, secondo alcune immagini diffuse, sembrerebbe trattarsi di una Gumusay 357 Magnum, una rara pistola a sei colpi prodotta dall'azienda turca di armi MKE negli anni '90.
La rivoltella, rigorosamente personalizzata con i nomi dei leader, era custodita in una scatola rossa foderata di nero insieme a sei proiettili e una dedica. Fornita insieme ad un documento che la esentava dalle restrizioni sull'export.
Inevitabile l'allerta tra i team delle diverse delegazioni, come raccontato da quello del premier belga accortosi della natura del regalo solo una volta atterrato in patria: «Il primo ministro è rimasto sorpreso e l'ha immediatamente consegnata alla polizia aeroportuale affinché venisse custodita in una cassaforte ed è stata gestita secondo le procedure previste». Il team di De Wever si è occupato anche dei cadeau a Ursula von der Leyen e Antonio Costa, atterrati nello stesso scalo. Von der Leyen «ha espresso la sua gratitudine» a Erdogan per il dono, ha detto il suo portavoce, aggiungendo però che l'arma sarebbe stata dismessa, donata a un museo militare. Il primo ministro canadese Mark Carney ha invece imbarcato con sé la pistola, ma ha lasciato i sei proiettili in Turchia.
Quanto all'Italia la pistola è stata presa in carico dal personale della sicurezza al seguito della missione della premier e giunta in Italia è stata consegnata e protocollata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier che sono gestiti secondo regole precise. Le disposizioni attualmente in vigore sui regali di rappresentanza sono state introdotte nel 2007 dall'allora governo Prodi e prevedono che i regali di rappresentanza non possano essere trattenuti a titolo personale: vengono catalogati e custoditi negli spazi ufficiali del governo e dopo un certo periodo possono essere esposti in mostre o devoluti in beneficenza. Procedura standard che non ha mancato di innescare la polemica con Angelo Bonelli di Avs all'attacco: «Non è folklore diplomatico. È l'immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato», ha sottolineato accusando il governo, a differenza di quanto fatto da Starmer, di aver taciuto: «È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil».
(Unioneonline)
