Riad sott'attacco, Houthi: «Non siamo in guerra con l'Italia»
L'Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, risponde a Crosetto e scrive agli Stati membri: «La missione Aspides va rafforzata»L'offensiva degli Houthi bussa alla porta del cuore del Regno saudita: l'allarme aereo è suonato per la prima volta dall'inizio del conflitto nei cieli di Riad, dove le esplosioni per gli attacchi dei ribelli hanno svegliato i residenti della capitale nel cuore della notte. Fiamme e una colonna di fumo nero si sono levate vicino all'aeroporto della città, con i vigili del fuoco impegnati a spegnere un incendio che ha coinvolto un serbatoio di carburante del colosso petrolifero Aramco. Azioni che indicano la volontà dei ribelli di alzare la posta del conflitto, all'indomani dell'attacco che venerdì ha colpito un Eurofighter italiano fermo all'interno della base saudita di Ta'if.
«La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita» e «non siamo in guerra con l'Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese», ha messo in chiaro Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell'informazione del governo Houthi a Sanaa, parlando con l'ANSA. «Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi», ha dichiarato polemicamente. Come a indicare che, nel bilancio della guerra, ci perde anche chi fornisce supporto alla difesa dei cieli dei Paesi del Medio Oriente.
Tornando all'emergenza nello stretto di Bab el-Mandeb, l'Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, ha risposto alla lettera del ministro della Difesa Guido Crosetto, concordando sulla necessità di un rafforzamento della missione Aspides a tutela dei transiti delle navi. E sta preparando una missiva, secondo quanto si è appreso a Bruxelles, da inviare a tutti gli Stati membri per coinvolgerli sulla questione.
(Unioneonline)