Dalla Sardegna al numero 10 di Downing Street, passando per Buckingham Palace, gli Stati Uniti e adesso il quartier generale dei grandi della Terra: il World Economic Forum di Davos in Svizzera. Luca Camboni, di Bari Sardo, 36 anni, ne aveva 23 quando ha lasciato l'Isola per emigrare a Londra e cercare fortuna nel settore che più lo appassionava, la cucina. E la tanto agognata fortuna, l'ha trovata: oggi è chef privato e proprietario di LC Global Solutions Ltd, azienda che si occupa di eventi e catering "luxury", ma è anche food consultant di diversi ristoranti sparsi per il pianeta, da New York ai Caraibi, oltre che imprenditore attivo nell'importazione di prodotti sardi. Quest’anno, per la seconda volta consecutiva, è con la sua squadra a Davos, a cucinare per le donne e gli uomini più potenti del mondo, come racconta al telefono, cedendo ogni tanto a qualche “english expression”, la voce che si staglia su un gran sferragliare di stoviglie e posate. 

Luca Camboni, da quanto tempo è in Svizzera?

«Sono qui da una settimana, giorni di non-stop working. Ma per fortuna manca poco, è quasi finita».

Per chi ha cucinato finora?

«È un viavai continuo: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’israeliano Isaac Herzog, il premier indiano Narendra Modi, e poi i leader di Romania, Scandinavia, Somalia. Due giorni fa ho realizzato una cena per 25 presidenti e 75 primi ministri. A tavola c’era anche Eric Trump, il figlio terzogenito del presidente americano».

E Donald, lo ha visto?

«Impossibile avvicinarlo, né lui né altri capi di Stato e di governo. Il livello di sicurezza attorno a loro è altissimo. Però ho intercettato la famosa Bestia, la limousine presidenziale con il suo lungo corteo nero».

Davos, Luca Camboni al lavoro (foto concessa)
Davos, Luca Camboni al lavoro (foto concessa)
Davos, Luca Camboni al lavoro (foto concessa)

Che aria si respira a Davos?

«Quando riesco a uscire dalla cucina, sembra di essere in un film. Gli agenti di sicurezza sono ovunque, bisogna muoversi con grande attenzione. La città è come un intero mondo in miniatura: negozi e hotel sono stati trasformati in una casa diplomatica, ciascuna per ogni Stato. È qualcosa di pazzesco». 

Ricette sarde nei suoi menù?

«In questa sede propongo una cucina internazionale e sono specializzato in cucina ebraica kosher. Ma il mio “sardinian touch” è ovunque. Basti pensare che quando non riuscivo più a procurarmi la bottarga, causa Brexit, ho deciso di creare una mia versione inglese. L’ho chiamata Atlantic Roe». 

E agli inglesi piace?

«Moltissimo. Da tanti anni cucino nelle loro case, persino nella “casa reale” per eccellenza. Ho avuto l’onore di mettermi alla prova a Buckingham Palace per la Regina Elisabetta, il principe e ora Re Carlo, e anche gli ex premier Boris Johnson e Theresa May».

Luca Camboni a Davos (foto concessa)
Luca Camboni a Davos (foto concessa)
Luca Camboni a Davos (foto concessa)

La richiesta più particolare che le ha fatto un cliente?

«Cucinare un maialetto sul barbecue. Mi avevano detto che pesava 6-7 chili, e invece ne pesava ben 21. Ho dovuto tirare fuori tutte le mie “sardinian skill”».

Si sente mai a un “pressure test”?

«La cosa più simile alla peggiore sfida di Masterchef sono i “last minute meeting”: buffet ogni volta diversi, per centinaia di persone, da ideare e organizzare in pochissimo tempo».

Chi le ha trasmesso l’amore per la cucina?

«La mia passione è nata in Sardegna, ovviamente, grazie alla zia Pina. Per questo è a lei che ho dedicato una pizzeria, nel nord di Londra: nel menù, tra una caprese e una margherita, non mancano culurgiones, ravioli di ricotta, seadas al miele. E poi la nonna Angela, che dà il nome a una zuppa che me la ricorda e che, garantisco, conforta e scalda il cuore a ogni cucchiaiata».

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