Decine di morti in Iran dove dilagano le proteste con edifici e auto date alle fiamme, masse che marciano nelle strade, slogan a favore dello scià di Persia. Dopo 13 giorni di manifestazioni, il blocco quasi totale di internet, migliaia di arresti e le forze di sicurezza nelle strade, la protesta in Iran scatenata dalla crisi economica e dall'inflazione alle stelle non si ferma. Ma per Ali Khamenei i manifestanti sono soltanto «un gruppo di vandali».

La Repubblica Islamica «non cederà di fronte ai sabotatori», ha tuonato l'anziana Guida suprema, che per la prima volta in circa due settimane ha commentato, parlando in pubblico, le rivolte che stanno scuotendo l'Iran, facendo apparire sempre più debole il regime degli Ayatollah. Khamenei ha accusato i manifestanti di protestare per compiacere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un duro intervento nel caso di uccisioni di dimostranti da parte delle forze di sicurezza.

«Trump dovrebbe sapere che i tiranni del mondo come il Faraone, Nimrod, Reza Shah e Mohammad Reza (l'ultimo scià di Persia) sono stati abbattuti al culmine della loro arroganza. Anche lui sarà abbattuto», ha detto Khamenei, aggiungendo che il presidente statunitense ha «le mani sporche con il sangue degli iraniani», accusandolo di avere ordinato gli attacchi durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran durante la scorsa estate. Anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha accusato gli Usa, e Israele, di essere coinvolti nelle rivolte.

«Stanno cercando di trasformare le proteste pacifiche in proteste divisive e violente», ha detto il capo della Diplomazia di Teheran durante una visita a Beirut, minimizzando sull'ipotesi di un intervento militare dall'esterno, «perché i loro precedenti tentativi sono stati un fallimento totale». 

A Zahedan, nell'Iran sudorientale, la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti e il portale con sede a Londra “Iran International” ha pubblicato un video dove si vedono cadaveri stesi a terra nell'ospedale Alghadir di Teheran. Mentre secondo i dati della ong Hrana almeno 2.277 persone sono state messe in custodia e il procuratore di Teheran Ali Salehi ha annunciato che alcuni dei dimostranti potrebbero rischiare la pena di morte per atti di vandalismo contro proprietà pubbliche durante le rivolte.

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha chiesto un'indagine «rapida» e «indipendente» sulle morti durante le proteste, definendosi «turbato per i rapporti riguardo alle violenze». Dure reazioni continuano ad arrivare dal mondo occidentale, con il governo britannico di Keir Starmer che ha sollecitato le autorità di Teheran a «esercitare moderazione» e a garantire «il diritto alla protesta pacifica», mentre l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Kaja Kallas, ha parlato di «una risposta sproporzionata e pesante da parte delle forze di sicurezza», definendo «inaccettabile» la violenza contro i manifestanti e criticando il blocco di internet.

Nel frattempo, Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo scià di Persia che da quando è stata fondata la Repubblica islamica nel 1979 ha lasciato il Paese e vive negli Usa, ha lanciato un appello a Donald Trump, invocando un intervento da parte del presidente degli Stati Uniti «per aiutare il popolo iraniano».

Da Washington il presidente Donald Trump ha prima ribadito l'invito a "non iniziare a sparare" sui civili, "altrimenti, inizieremo a sparare anche noi". Poi, in serata ha assicurato che gli Stati Uniti sono "pronti ad aiutare" i manifestanti che "lottano per la libertà".

L'America "sostiene il coraggioso popolo iraniano", gli ha fatto eco il segretario di Stato Usa Marco Rubio, mentre anche l'Ue ha chiesto di fermare la repressione e la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ha proposto di sanzionare il Corpo delle guardie della rivoluzione.

(Unioneonline)

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