Per restare sul piano definitorio, il Board of Peace, di cui tanto si è parlato negli ultimi tempi, dovrebbe essere, e di fatto è, un'Organizzazione Internazionale il cui Statuto vorrebbe promuovere la stabilità, la restaurazione di un governo legittimo, e assicurare condizioni di pace duratura nelle aree minacciate dai conflitti.

Nulla quaestio, se solo non fosse che il Board of Peace è stato espressamente voluto dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump nel mese di settembre dello scorso anno 2025 per poi essere ufficialmente costituito il successivo 22 gennaio 2026 mediante firma del relativo Statuto a Davos in Svizzera. A voler significare che, sempre lo stesso Donald Trump, all’interno di quella Organizzazione, assomma su di sé la carica di Presidente a vita, e solo su di lui ricade la decisione in ordine all'accesso potenziale di qualunque terzo, rispetto al quale opera unicamente, ed appunto, l’invito del ridetto Presidente.

Tanto per essere chiari, benché siffatta Organizzazione, nello specifico, dovrebbe essere finalizzata, allo stato, a porre in essere un raccordo di iniziative diplomatiche e di risorse economiche utili a gestire la cosiddetta “transizione” e la ricostruzione nella Striscia di Gaza, tuttavia, parrebbe esprimere molto di più sul piano della distribuzione del potere sul piano geopolitico. Al di là degli intenti e di ogni migliore intenzione, sembrerebbe non potersi non considerare con un senso sufficientemente critico, la circostanza che, pur disponendo ogni Stato partecipante di un singolo voto, e pur dovendo essere, le decisioni, adottate a maggioranza, le stesse entrerebbero in vigore solo con l’approvazione finale del Presidente Trump, il quale, peraltro, nella ipotesi di parità, sarebbe chiamato ad esprimere il voto decisivo. In buona sostanza, e a volerlo dire diversamente, ma non troppo, sembrerebbe (l’uso del condizionale è doveroso) che Donald Trump rappresenti, nel contesto istituzionale dell’Organizzazione, il vertice apicale di una struttura che vorrebbe, e parrebbe, presentarsi quale espressione di un potere tipicamente autoreferenziale e super partes.

Donald Trump, “primus”, ma non “inter pares”. Ma allora, quale è il valore politico e relazionale di una Organizzazione siffatta? Rappresenta l’alternativa funzionale alle Nazioni Unite? Il suo organigramma confligge con l’articolo 11 della nostra Costituzione? Gli interrogativi si accavallano e si sovrappongono, soprattutto se considerati all’interno di una cornice geopolitica in cui non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea nel suo complesso, parrebbero apparire quasi come spettatori non decidenti di dinamiche terze direttamente coinvolgenti anche i loro interessi sulla sfera del Mediterraneo.

Non sarebbe da considerarsi alla stregua di mera casualità la circostanza per cui la riunione inaugurale sia stata caratterizzata soprattutto dalla presenza dei Paesi del Medio Oriente considerati vicini a Donald Trump, tra cui Israele, Arabia Saudita da una parte, e poi, sull’altra sponda, Argentina dall’altra. Come non sarebbe possibile considerare una mera casualità l’ulteriore circostanza per cui tanto la Francia quanto il Regno Unito si siano risolti nel senso di non prendere parte ai lavori, a differenza della Unione Europea (la cui unitarietà nella circostanza parrebbe essere apparsa ancor più affievolita quasi fosse una entità terza rispetto ai membri che la compongono) e dell’Italia, che invece hanno scelto di assicurare la loro partecipazione ai lavori unicamente in qualità di “osservatori”, ovvero prediligendo una formula che si potrebbe definire “ibrida” e non qualificante per non essere formalmente prevista.

La Russia di Vladimir Putin e la Cina di Xi-Jin-Ping, dal canto loro, non vi hanno proprio aderito.

Ebbene. Se tale è il quadro venutosi a delineare in conseguenza dell’iniziativa di Donald Trump, allora potrebbe potersi considerare configurato lo scheletro di quello che sarà il nuovo ordine internazionale, all’interno del quale il ruolo apicale degli Stati Uniti potrebbe essere direttamente contrastato e conteso con la Russia e la Cina, quali player internazionali poco inclini a subire le regole del gioco.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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