Alla fine paga tutto Pantalone. Ovvero, la Regione. È questo lo scenario che si prospetta nell’Isola sulla gestione unica degli aeroporti, obiettivo che vuole realizzare Ligantia F2i, il fondo privato di investimento partecipato, tra gli altri, dagli americani di BlacRock e dalla Fondazione di Sardegna.

Al momento il progetto sembra arenato. Da un lato il ricorso ancora aperto davanti al Tribunale di Cagliari: è datato 2023 e la Regione, quando governava il centrodestra, l’aveva promosso contro la fusione degli scali di Olbia e Alghero, un passaggio funzionale a evitare la gara pubblica per la cessione dell’aeroporto di Cagliari. Così, almeno, secondo i piani di Ligantia e della Camera di commercio, azionista di riferimento con il 94,4%. Sull’altro fronte a pesare è la mancata unità di intenti nell’attuale maggioranza in Regione, tanto che lo studio commissionato a fine 2024 dalla Giunta per decidere il ruolo della parte pubblica nella futura società unica, ma passato un anno abbondante ancora non si conosce.

Sono invece noti i conti finanziari che rischiano di gravare sui contribuenti: per realizzare lo scalo di Cagliari vennero spesi 200 milioni. Altri 53, dal 2010 a oggi, sono stati dati dalla Regione per promuovere il sistema dei collegamenti. Adesso se ne potrebbero aggiungere ancora 30, se Todde e alleati dovessero metterli a bilancio nella prossima variazione, con l’obiettivo di acquisire quote nella futura società unica. La cifra era già stata stanziata con la Finanziaria 2025, ma non è stata spesa perché la privatizzazione non sta avanzando, al momento.

Ligantia F2i e Camera di commercio, invece, farebbero l’operazione a costo zero. Si parla per questo di «conferimento in natura». L’accordo tra le parti prevede che l’ente di Cagliari e Oristano ceda il 40,5 al fondo privato in cambio dell’ingresso nella società unica, dove la Regione potrebbe avere azioni tra il 5 e il 10 per cento. Ma è tutto da decidere. 

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