Donald Trump, il nuovo occidente e la nuova “strategia” di difesa nazionale
La politica aggressiva del Tycoon e il futuro dell’EuropaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
“Forte con i deboli e debole con forti?”: a solo questo e a tanto, nei termini ristretti del significante e del significato, sembrerebbe ridursi la nuova “strategia” di difesa nazionale del Pentagono? Non parrebbero potersi fornire risposte univoche e men che meno certe. Solo riflessioni ispirate dalla situazione contingente.
Si è parlato di nuova strategia che, ad onor del vero, di strategico sembrerebbe avere poco o nulla, lasciando piuttosto trapelare, tra le maglie strette della parvenza di una operazione di intelligence geopolitica, tutti i limiti interni ed esterni di una trascorsa superpotenza che vorrebbe (la formula ipotetica si impone) tentare il restyling di se stessa. Dicendolo diversamente: ad apparire biasimevole non sarebbe tanto la circostanza che gli Stati Uniti di Donald Trump vorrebbero considerare come priorità la difesa del territorio nazionale (mica solo loro hanno questa priorità), quanto piuttosto la considerazione che quella annunciata priorità sembrerebbe riflettere rispetto sia alla posizione delle storiche alleanze (quella con il Vecchio Continente in primis), trattate alla stregua di una “zavorra” da rilasciare, sia rispetto ai “nemici”, quasi non più tali, quali Russia e Cina.
Insomma una inversione a “U” rispetto alle priorità dell’America di Joe Biden, che segna un significativo rovesciamento di ruoli da parte di Washington: "relazioni rispettose" (così si legge, stando a quanto riportate dalle Agenzie di Stampa) con Pechino; “gestibile” seppur “persistente” la minaccia proveniente dalla Russia di Vladimir Putin.
Nella idealizzazione dei rapporti di forza per come concepiti da Donald Trump, a volerla dire tutta, e per come ancora sembrerebbe apparire, la distribuzione del potere vorrebbe assumere la conformazione di un triangolo isoscele con gli angoli alla base occupati da Russia e Cina in posizione paritaria, e con l’angolo di vertice, in alto, in posizione solitaria, occupato dagli Stati Uniti. Una triangolazione di potere al limite tra “sogno e realtà” che se dovesse trovare concreta configurazione, segnerebbe un “arresto” storico di indiscussa e seria rilevanza sul piano dei valori democratici per come fino ad oggi sono stati concepiti e vissuti.
La nuova strategia di difesa nazionale del Pentagono parrebbe voler relegare l’Unione Europea (descritta quasi quale potenza economica in declino) alla stregua di una “pedina” eventuale nel più ampio scacchiere geopolitico internazionale di cui avvalersi semmai all’occorrenza. L’Unione Europea, dovrà, nel pensiero del Tycoon, assumere su di sé la responsabilità primaria della propria difesa, potendo alla necessità, ed eventualmente, avvalersi di un supporto assai limitato da parte delle forze americane. Occidente non più Occidente si potrebbe esclamare. Ma tant’è.
Per Donald Trump la sicurezza dei confini, e quindi la difesa del territorio nazionale, sembrerebbe tradursi nell’azione di respingimento degli immigrati clandestini, identificati quale pericolo da allontanare. Sempre per Donald Trump, la sicurezza dei confini nazionali parrebbe passare attraverso financo la garanzia di un accesso militare e commerciale in territori come il Canale di Panama, il Golfo d’America e la Groenlandia, obiettivo dichiarato seppur non ancora conseguito.
Donald Trump non sembrerebbe neppure escludere (la formula dubitativa si impone) l’uso della forza finalizzata al conseguimento degli obiettivi indicati. Rispetto alle amministrazioni precedenti, quella di Donald Trump appare maggiormente autoreferenziale, decisa a concepire le alleanze in chiave decisamente strumentale conseguendone, tra l’altro una Unione Europea sempre più sola nella gestione della propria sfera di influenza già gravemente messa alla prova dai conflitti in essere, quello russo-ucraino in primis nel contesto del quale, il disimpegno americano, ha chiaramente turbato l’equilibrio strategico difensivo già garantito dalla precedente amministrazione Biden.
Quale futuro dunque per i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea? Quale futuro per l’Unione Europea sempre più sola? Probabilmente sembrerebbe essere giunto il momento di divenire federazione superando l’attuale struttura confederale.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
