Maduro in cella, l'interim a Rodriguez ma Trump la minaccia: «Faccia quello che è giusto o pagherà»
Un infiltrato della Cia e la “Bestia di Kandahar” per catturare il presidente destituito: i retroscena di “Absolute Resolve”Cosa succederà ora in Venezuela? È la domanda che rimbalza in tutti i network Usa e nelle cancellerie di mezzo mondo mentre Nicolás Maduro è finito con la moglie in una prigione newyorkese dopo aver rifiutato a dicembre una proposta di esilio in Turchia. E la sua vice Delcy Rodríguez è stata investita dalla Corte Suprema venezuelana come presidente ad interim, ma è già stata minacciata da Donald Trump. «Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro», l'ha avvisata il tycoon in un'intervista a The Atlantic, dopo aver ribattezzato la Dottrina Monroe in Dottrina Donroe, in omaggio al suo nome. «La ricostruzione e il cambio di regime, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c'è adesso in Venezuela. Non potrebbe andare peggio», ha osservato. The Donald ha anche rilanciato le mire espansionistiche Usa sulla Groenlandia «per motivi di difesa».
A dettare la linea all'indomani dello spettacolare blitz per la cattura di Maduro e della moglie è stato Marco Rubio, ribattezzato dal Washington Post «il viceré di Caracas» per il suo ruolo cruciale nell'ideare la destituzione dell'ormai ex presidente venezuelano e nella futura transizione del Paese. In una serie di interviste tv, il segretario di Stato Usa ha subito frenato su Rodríguez, che nelle ore successive al blitz aveva mantenuto toni di sfida chiedendo la liberazione di Maduro e avvisando che «il Venezuela non tornerà mai ad essere la colonia di un altro impero». «Lei non è una presidente legittima», ha detto Rubio, spiegando che gli Stati Uniti non ritengono legittimo il regime attualmente al potere. «Ci sono persone che possono effettivamente apportare dei cambiamenti», ha proseguito, avvisando però che ciò è diverso dal riconoscere la legittimità del governo venezuelano, che deriverà da un periodo di transizione bisognoso di tempo e da un'elezione ancora «prematura». Liquidata la premio Nobel per la pace María Corina Machado: «È fantastica, ma la realtà immediata è che, purtroppo e tristemente, la stragrande maggioranza dell'opposizione non è più presente all'interno del Venezuela». Quindi ha indicato la strada: «Collaboreremo con i funzionari venezuelani se prenderanno le decisioni giuste», tenendo conto degli interessi americani, quindi fermando il traffico di droga, il flusso di migranti e aprendo alle major petrolifere Usa.
Dopo aver negato per mesi, in pubblico e in privato, che l'obiettivo fosse un cambio di regime, Trump è passato all'azione catturando Maduro e chiamando gli Stati Uniti ad amministrare la transizione di un Paese di 30 milioni di persone in quel Sudamerica che Washington vede come il "cortile di casa". La lotta al traffico di droga, è emerso chiaramente dalla conferenza stampa, è stato il pretesto per mettere le mani sulle imponenti risorse petrolifere del Venezuela e porre fine al regime di Nicolas Maduro, inviando un segnale chiaro a tutta l'America Latina: chi non sta con gli Stati Uniti è un suo nemico e potrebbe essere nel mirino.
Alle 22.46 di venerdì il presidente ha dato il via libera all'operazione da Mar-a-Lago e ha seguito in tempo reale quanto accadeva sul campo. L'intelligence americana ha studiato Maduro e i suoi movimenti per mesi - «dove viveva, come si spostava e cosa mangiava», ha riferito il capo dello stato maggiore, il generale Dan Caine - grazie anche a una fonte della Cia all'interno del governo di Caracas. Dopo aver causato un blackout a Caracas, le forze americane sono arrivate nel compound di Maduro alle 2.01 di sabato mattina e hanno lanciato l'attacco. Alcuni video prima del raid - uno diffuso dal presidente americano - mostrano l'arrivo degli elicotteri e i bombardamenti che hanno preceduto l'intervento di precisione nella capitale ma anche i raid negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. L'esercito venezuelano ha denunciato l'assassinio «a sangue freddo» delle guardie incaricate della protezione di Maduro e il New York Times parla di almeno 40 morti tra militari e civili in un'operazione di cui continuano ad emergere nuovi dettagli: dall'utilizzo del RQ-170 Sentinel - il drone da ricognizione noto come la Bestia di Kandahar, usato nel 2007 in Afghanistan per dare la caccia ai vertici di al Qaeda - alle talpe interne della Cia che sapeva non solo gli spostamenti di Maduro tra i suoi 7-8 rifugi ma anche quello che mangiava.
Sono stati sorpresi nel sonno Nicolas Maduro e sua moglie Cilia, nella camera da letto della loro "fortezza" a Caracas. Il leader del Venezuela ha cercato di sfuggire dalle truppe americane, riparandosi in una camera blindata. Non è però riuscito a chiudere la porta «molto spessa e molto pesante», ha raccontato Trump, ed è stato catturato dagli uomini della micidiale divisione di elite Delta Force e da quelli del 160mo Reggimento Aviazione, quei “Night Stalkers” famosi per la missione ad Abbottabad che portò all'uccisione di Osama bin Laden. I preparativi per il blitz sono andati avanti per mesi e tutto era pronto già quattro giorni fa, ma alla fine l'operazione era stata posticipata a causa di condizioni meteo non congeniali. Poi nella notte fra venerdì e sabato c'è stata la svolta.
Dopo alcune umilianti passerelle in manette e in ciabatte, il caudillo è ora in cella tra i topi del Metropolitan Detention Center di Brooklyn, il peggiore carcere federale Usa. «Buonanotte, felice anno nuovo», ha augurato serafico al suo ingresso nella "Guantanamo di New York”. Lunedì, mentre si riunirà il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Maduro si dovrà presentare in aula a Manhattan per essere incriminato di cospirazione per traffico di droga, armi e terrorismo. Da vedere se sceglierà poi la via del patteggiamento o il processo. Ma il Dipartimento di Giustizia ha già un supertestimone contro di lui: Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell'intelligence militare venezuelana, cacciato da Maduro per tradimento e arrestato poi dagli Usa per un processo nel quale lo scorso giugno si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l'ergastolo e che sono analoghi a quelli contestati all'ex leader venezuelano.
(Unioneonline/D)