Tajani: «L'Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace. Saremo Paese osservatore»
Il vicepremier conferma: «Non esserci sarebbe contrario all’art.11 della Costituzione». Le opposizioni compatte per il no, da Avs ad Azione«Il governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'amministrazione Usa a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del Board of Peace».
Lo annuncia il ministro degli Esteri Antonio Tajani nelle comunicazioni alla Camera, precisando che «l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie».
Che fosse questa la linea della premier Giorgia Meloni sulla prima riunione dell'organismo creato da Donald Trump si sapeva, si attendeva solo l’ufficialità. La figura di osservatore non è formalmente prevista nello statuto, ma è in questa chiave che il presidente Usa ha invitato l'Italia.
Mancare alla prima riunione del Board of Peace, aggiunge il titolare della Farnesina, «vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due Stati che convivano in pace e sicurezza». Questa «è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali».
Giovedì dunque Tajani sarà a Washington, nella certezza che «la violenza in Terra Santa deve cessare. Questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane, da sempre garanti di pace e dialogo in Medio Oriente. Continuiamo a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni. Il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace, e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati».
Contro l'ingresso in ogni forma dell'Italia si sono compattate le opposizioni, da Avs ad Azione, come non succedeva da parecchi mesi. Il tema è stato affrontato anche durante il vertice di maggioranza convocato a Palazzo Chigi dalla premier. L'idea di volare lei stessa negli Stati Uniti è stata accantonata, perché sarebbe sovradimensionata la partecipazione del capo di governo per il ruolo di osservatore. Si è anche parlato della possibilità di schierare un diplomatico di alto rango, ma la freddezza americana ha poi suggerito di inviare il ministro degli Esteri, che è anche vicepremier.
Del resto, si ragiona all'interno dell'esecutivo, anche l'Anp è favorevole al Board e alla presenza italiana in un organismo che vede coinvolto tutto il mondo arabo che sostiene la Palestina. Incluso il Qatar, che starebbe valutando di pagare la cifra più alta per la ricostruzione di Gaza tra tutti gli stati membri del Board, con l'obiettivo di aumentare la propria influenza.
Sono ancora in corso contatti con i partner europei per definire una linea comune, anche se diverse cancellerie per ora non hanno comunicato la loro partecipazione. Berlino ha confermato che non ci sarà Friedrich Merz. Ma ci saranno Cipro, che ha la presidenza di turno Ue, il Giappone e altri Paesi G7, si sottolinea a Roma. Ci sarà anche l'ungherese Viktor Orban. L'Ue ha precisato che «non sarà membro del Board of Peace» e, con la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica, sarà negli Usa «per partecipare alle discussioni su Gaza». Ma a Bruxelles preferiscono non usare il termine "osservatore".
(Unioneonline/D)