Si intensifica il traffico di droni e aerei americani che decollano dalla base Usa di Sigonella in Sicilia. Ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Almeno per il momento gli Stati Uniti non intendono utilizzare la postazione come trampolino di lancio per gli attacchi a Teheran e per farlo serve l'ok del governo italiano: finora "non c'è stata richiesta", chiarisce il sottosegretario Alfredo Mantovano.

L'opposizione con M5s e Avs ha però annunciato un'interrogazione parlamentare e alcuni comitati chiedono che le basi "non siano in alcun modo coinvolte nel conflitto". Una prima risposta - in attesa delle comunicazioni alle Camere delle prossime ore prevista con il collega degli Esteri Antonio Tajani - arriva dal ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale specifica che "l'utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi Nato e memorandum d'intesa": si tratta di "cornici giuridiche che regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle".

Sigonella intanto è uno scalo sempre più affollato di velivoli cargo di rifornimento e droni, come il Global hawk, utilizzato per il pattugliamento, mentre a Niscemi resta attivo - come da routine - il sistema Muos (Mobile user objective system), che monitora anche la situazione in Medioriente attraverso radar e satellite.

Per i parlamentari del Movimento cinque stelle quelle postazioni "sono già coinvolte nella guerra contro l'Iran", tanto che "un P-8A Poseidon della Us Navy era decollato verso il Mediterraneo orientale già nelle prime ore dell'attacco sabato scorso" e "il centro di comunicazione satellitare Muos, uno dei quattro nodi terrestri globali che garantisce il collegamento tra tutti gli aerei, droni, navi e sottomarini americani, è per definizione coinvolto nelle operazioni militari Usa". Ulteriori chiarimenti arriveranno con le comunicazioni di Crosetto e Tajani, da cui potrebbero emergere anche le prime indicazioni sugli aiuti ai Paesi del Golfo, probabilmente con un decreto legge che dovrebbe poi superare l'esame delle Aule.

Non ci sono soltanto i sistemi anti drone e Samp T tra le ipotesi, visto che oltre al pacchetto l'Italia è pronta a valutare l'invio di almeno una fregata per difendere l'area dei Paesi del Golfo. A fornire un cappello di difesa aerea nella zona di Cipro potrebbe essere - ma è tutto ancora da definire - la nave Schergat impegnata nell'operazione Mediterraneo Sicuro, che tra i suoi compiti ha quello di assicurare la sicurezza. Più difficile sarebbe l'impiego della Virginio Fasan, che è sotto bandiera Nato. Entrambe sono fregate multi-missione utilizzabili in funzione anti drone con un sistema di difesa radar che avvista gli intrusi a circa duecento chilometri di distanza. Inoltre dispongono di missili Aster 30 (gli stessi utilizzati con il Samp T) con un raggio d'azione di cento chilometri e un cannone da 76 millimetri.

La Marina italiana ha in tutto una decina di fregate e due cacciatorpedinieri per la difesa aerea, ma uno è già impegnato in un'esercitazione nel Nord Europa. In generale, al momento negli ambienti di governo si parla di "assetti" e l'intenzione è di muoversi in coordinamento con i Paesi Ue per il sostegno ai Paesi del Golfo. Tra i primi a chiedere supporto all'Italia sono stati gli Emirati Arabi, il Kuwait e il Qatar, dove era già transitato in passato un Samp T italiano per il contrasto della minaccia terroristica. Roma ha anche a disposizione radar e una serie di strumenti di intelligence elettronica attraverso la rete satellitare. 

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