Vennero brutalmente seviziate e assassinate nel settembre 2014 a Bujumbura, capitale del Burundi. Dopo più di 11 anni i carabinieri hanno arrestato a Parma un uomo, accusato di aver organizzato il triplice omicidio delle tre missionarie saveriane italiane. Al termine di una complessa indagine è finito in manette Guillaume Harushimana, 50 anni, da tempo viveva nel Parmense, operaio in un'azienda agricola.

Secondo gli inquirenti i delitti sono maturati negli ambienti e per ordine della polizia segreta del Burundi, in un clima di terrore: il 50enne catturato, che per anni ha collaborato con l'associazione Parma Alimenta, sostenuta da vari enti locali e attiva con progetti solidali in Africa, era anche uno stretto collaboratore del Generale Adolf Nshimirimana, ritenuto il mandante del massacro.

Suor Olga Raschietti (83 anni) originaria di Montecchio Maggiore (Vicenza), suor Lucia Pulici (75) nata a Desio (Monza Brizanza), suor Bernardetta Boggian (79) da Ospedaletto Euganeo (Padova), appartenenti alla congregazione delle Missionarie di Maria Saveriane, furono assassinate nella loro missione nel quartiere Kamenge. Le prime due, sgozzate nel pomeriggio del 7 settembre 2014, mentre la terza (che era fuori sede durante il primo delitto) fu decapitata la notte seguente, il capo reciso posto accanto al corpo.

A tutte e tre le vittime vennero abbassati gli slip all'altezza delle caviglie. Secondo gli investigatori, il 50enne arrestato svolse sopralluoghi, recuperò la chiave per entrare nell'abitazione delle suore, acquistò camici da chierichetti da far indossare agli assassini per mimetizzarli nella missione. Per la Procura il mandato venne fornito agli esecutori da Nshimirimana anche per il tramite di un intermediario (anch'egli della polizia segreta, ma locale), con la promessa di una cospicua somma di denaro. Dopo aver ucciso le due suore, nonostante la casa fosse controllata da agenti e missionari, gli autori sarebbero usciti e tornati nella notte, col compound circondato dalle forze dell'ordine, indossando divise da poliziotti (indice del grado di connivenze che c'era).

Guillaume Harushimana "non apparteneva ai servizi burundesi" ha spiegato il procuratore Alfonso D'Avino "ma era un amico del capo della polizia segreta ed era l'uomo di fiducia dei padri saveriani che in Burundi, nella capitale Bujumbura, avevano creato un centro che riuniva i giovani delle varie etnie".

Tre le indagini: la prima nel 2014, presto archiviata, come un'altra nel 2018, la Procura di Parma si è attivata dopo la presentazione del libro "Nel cuore dei misteri", della giornalista Giusy Baioni, dopo un articolo della Gazzetta di Parma, è stato aperto un fascicolo.

Negli anni non sono mancati i depistaggi. E sullo sfondo emergono altri possibili moventi come la gestione degli ingenti fondi dall'Italia al centro giovanile saveriano e quella rituale: il Generale Nshimirimana avrebbe chiesto un rito propiziatorio come buon auspicio per la sua candidatura a Presidente della Repubblica. Mesi dopo venne ucciso in una faida.

(Unioneonline)

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