Roggero e le minacce al fidanzato della figlia: «Fu istinto paterno». Meloni: «Pena spropositata»
I familiari del gioielliere condannato a 14 anni per aver ucciso due rapinatori in fuga: «Il vecchio precedente non pesa sulla condanna di oggi»Mario Roggero (Ansa)
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«Nessuna spedizione punitiva ma solo istinto di protezione paterna». Così la famiglia di Mario Roggero, sui canali social del gioielliere, torna sull'episodio del 2005, riferendosi a una lite con il fidanzato di una delle figlie, durante la quale estrasse una pistola e minacciò anche i genitori del giovane, per cui patteggiò nel 2007. Un episodio che, dopo la condanna di Roggero a 14 anni per l’omicidio di due rapinatori in fuga, sta facendo discutere.
In un post pubblicato ieri sera la famiglia afferma: «Si tratta di un fatto avvenuto 21 anni fa, ossia 16 anni prima dei fatti oggetto del processo che lo ha coinvolto. In secondo luogo, si è trattato di un episodio che non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi».
Intanto, sulla vicenda Roggero è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c'è un problema di proporzionalità delle pene», ha affermato la premier sulle pagine del Corriere della Sera.
Per quanto riguarda l'apertura della pratica per la richiesta di grazia da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Meloni rivendica che è stata lei ad avvallare affinché il Guardasigilli si attivasse: «Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento».
(Unioneonline)
