Verso la fase 2 in ordine sparso. Diverse idee del governo e della task force al lavoro per le riaperture, regioni che vanno in ordine sparso, con la Campania che minaccia di chiudere i confini se Veneto, Lombardia e Piemonte dovessero riaprire tutto senza gradualità e senza ascoltare il governo e gli scienziati.

Il riavvio del motore dovrebbe essere graduale: ma sul Paese diviso in macroaree con alcune "zone rosse ad alto contagio" frena il premier Conte, che vorrebbe una ripartenza uniforme, e con il fronte delle Regioni.

Per il veneto Luca Zaia "il lockdown non esiste più", il lombardo Attilio Fontana - che conta ancora mille contagi al giorno - dal 4 maggio vuole ripartire: è soprattutto a loro due che De Luca si riferisce quando minaccia di chiudere la Campania.

Forse già a fine aprile potrebbero riaprire alcuni settori produttivi, a partire da moda e mobilifici. Divide invece l'idea al vaglio del Cts di aprire già il 4 maggio, oltre ai parchi, anche bar e ristoranti: "Non esiste", insorgono fonti di maggioranza.

Sei ore è durata la riunione della task force di Vittorio Colao: il tema non è tanto quali settori riaprire, avendo come base le tre classi di rischio elaborate dall'Inail (basso, medio-basso, alto), ma soprattutto come far muovere i lavoratori, scaglionando gli orari sia per i turni sia per i trasporti e incoraggiando (o obbligando), ove possibile, lo smart working.

L'ipotesi per il tpl e di un conta passeggeri e una segnaletica per il distanziamento alle fermate.

Al vaglio l'idea di far ripartire il 27 aprile i settori a basso rischio come moda, metallurgia, mobilfici e automotive. La Lombardia pressa per l'edilizia, ma il governo su questo è più prudente: difficile garantire le distanze in cantiere.

ZONE ROSSE? - La scienza spinge per le macroaree, con Franco Locatelli del Css che definisce "solido" il contenimento del contagio al centrosud e Gianni Rezza dell'Iss che afferma che le "zone rosse torneranno ad essere importanti quando finisce il lockdown".

Ma nel governo c'è scetticismo, si preferirebbe una soluzione nazionale, sia per gestire meglio gli spostamenti che per non isolare le zone del Nord - come la Valle d'Aosta - in cui il contagio è meno diffuso.

Chi più frena sulla fretta di riaprire sono gli scienziati, il ministro Speranza e il leader M5S Crimi, che invita a non dare per scontata la fine del lockdown il 4 maggio.

Palazzo Chigi chiede collaborazione e precisa che tutte le indiscrezioni che circolano in questi giorni (tra macroaree e bar aperti già dal 4 maggio), sono alcune del tutto prive di fondamento, altre solo ipotesi allo studio. Tutte da approfondire.

(Unioneonline/L)

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