Potrebbe «essere stato fortemente influenzato da terzi» lo studente di terza media che mercoledì, in una scuola della provincia di Bergamo, ha accoltellato una insegnante ferendola in modo grave. È il timore del legale della famiglia del tredicenne, avvocato Carlo Foglieni, dopo che, «in sede di interrogatorio, il ragazzo appariva come distaccato dalla realtà».

In tale prospettiva, «la famiglia auspica che le indagini possano approfondire con la massima attenzione l'eventuale ruolo di soggetti conosciuti dal minore attraverso i social network», aggiunge il legale, che invita a porre attenzione anche sulla assenza di controlli negli acquisti online di oggetti potenzialmente pericolosi anche da parte di giovanissimi.

Il giovane era seguito da uno psicologo, un percorso «voluto e attivato dalla famiglia proprio a causa del rapporto scolastico problematico e conflittuale con la docente», una «situazione già nota anche all'istituzione scolastica e manifestatasi sin dagli anni precedenti».

La famiglia del minore, «ancora profondamente scossa per quanto accaduto, apprende con sincero sollievo che la professoressa Chiara Mocchi non sia in pericolo di vita e che le sue condizioni siano in miglioramento», aggiunge il legale, evidenziando che «sin dalle prime ore successive ai fatti, i genitori si sono messi a completa disposizione delle autorità competenti, collaborando pienamente con gli inquirenti affinché venga fatta chiarezza sull'accaduto». 

«Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me», aveva scritto il tredicenne su Telegram.

Un testo in inglese dal titolo 'Manifesto - soluzione finale' dal contenuto molto freddo. «Visto che a quanto pare i 'ragazzi' non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio - scriveva il giovane -: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare: uccidere lei e chiunque cercherà di impedirmelo. Non è solo un atto di vendetta: è un modo per rompere la noiosa routine nel modo più estremo possibile. Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose».

Sullo stesso gruppo Telegram è stato trasmesso il video dell'aggressione. E lo stesso ragazzo, che ora si trova in una comunità protetta, ha spiegato che a farlo scattare è stato un esame sul disturbo dell'attenzione, spiegando che avrebbe voluto uccidere il padre ma poi non ha trovato "il coraggio".

Chiara Mocchi, la prof aggredita, spera invece che «questa ferita non diventi un muro ma un ponte verso una scuola più attenta, una comunità più unita, un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché».

«Questa vita è un dono che non sprecherò. So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi - ha scritto agli studenti -. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio».

(Unioneonline/L)

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