«La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia» con la condanna definitiva di Alberto Stasi, accusato di aver ucciso l'allora fidanzata Chiara Poggi. E lo avrebbe fatto «ribadisco, anche in maniera abbastanza deludente perché quello che leggo è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che non va a colpire i punti centrali della vicenda».

Così Gian Luigi Tizzoni, il legale della famiglia Poggi, ha commentato gli atti depositati dai pm pavesi nell'ambito dell'indagine, chiusa da poco, a carico di Andrea Sempio.

I genitori di Chiara Poggi, ha proseguito il legale, «sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell'aver visto come questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata» dalla corte d'appello di Milano e «confermata più volte sia in Cassazione che alla Corte europea dei diritti dell'uomo». L'avvocato Tizzoni inoltre ha ricordato che «la casa dei Poggi è sempre stata messa a disposizione» e che «magari in quell'occasione» gli investigatori «hanno anche messo le famose cimici di cui abbiamo avuto riscontro. La collaborazione è sempre stata massima e doverosa».

Il legale poi parla di quanto scritto nella relazione dei carabinieri di Milano che puntano il dito contro una presunta «commistione» tra i famigliari di Chiara e Marco Poggi e quelli di Andrea Sempio: «Se delle famiglie si conoscono, continuano a conoscersi e continueranno a conoscersi. Qui tutte le volte ci si dimentica che sono persone che vivono in un piccolo paese, - ha affermato Tizzoni, che si trovava in Tribunale a Milano per una udienza - che avevano delle frequentazioni anche contingenti, non mi risulta che si siano frequentati durante quest'indagine». «Abbiamo sempre avuto interlocuzioni chiare e trasparenti - ha ripetuto l'avvocato - con tutte le autorità giudiziarie, inclusa la Procura di Pavia alla quale, quando ci è stato detto di fornire della documentazione, abbiamo prontamente risposto».

«Rimango un po' sorpreso dalla mole di incontri e interlocuzioni con la difesa del condannato, veramente molto frequenti», continua riferendosi ai colloqui tra i legali di Alberto Stasi, che sta espiando 16 anni di carcere per l'omicidio, con i pm di Pavia che hanno accusato Andrea Sempio. Tizzoni ha sempre sottolineato l'anomalia della presenza di Stasi con i suoi legali agli atti processuali della nuova inchiesta pavese quando, al momento, risulta il solo condannato.

Per ben due volte Stasi si è visto rigettare l'istanza di revisione del suo processo. Ma per i suoi legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis oggi la Procura di Pavia, «mediante un'imponente ed articolata attività investigativa, ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto Stasi, evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l'assoluta innocenza». Secondo loro è emerso un «quadro», che «coinvolge numerosi soggetti», «spaventoso e gravissimo, avendo fortemente inciso, tra l'altro, sul diritto di Stasi di dimostrare prima la propria innocenza». Quadro che sarò «oggetto di separata valutazione».

(Unioneonline)

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