Stop ai subappalti e all'edilizia acrobatica al Parco archeologico del Colosseo. Cambia il modello di lavoro e di sicurezza nel sito monumentale dopo la morte di Andrea Moretti, l'operaio di 22 anni precipitato da circa dieci metri mentre era impegnato nell'installazione del nuovo impianto di illuminazione. A poco più di un mese dalla tragedia, sulla quale la Procura di Roma indaga per omicidio colposo con otto persone iscritte nel registro degli indagati, il ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli e i sindacati hanno raggiunto un accordo per modificare le modalità degli interventi. A farlo sapere sono la Cgil e la Fp Cgil Roma e Lazio, che parlano di un cambiamento radicale nell'organizzazione delle attività all'interno del Parco e annunciano che i lavori riprenderanno il 3 novembre.

«Grazie agli accordi sottoscritti con il ministero della Cultura possiamo finalmente dire che al Parco Archeologico cambia radicalmente modo di lavorare», affermano i sindacati, che chiedono ora di estendere le nuove tutele anche agli altri siti archeologici e culturali.

L'intesa arriva al termine di un confronto avviato dopo l'incidente costato la vita al giovane lavoratore. Una mobilitazione che, sottolineano le organizzazioni sindacali, ha visto protagonisti anche i dipendenti del ministero, preoccupati per le condizioni in cui erano chiamati a operare. «Questo importante risultato è il frutto diretto della reazione, della determinazione e della mobilitazione attivata dalle lavoratrici e dai lavoratori del Ministero della Cultura», spiegano Cgil e Fp Cgil, ricordando di aver preteso «l'immediata chiusura dell'area all'indomani della tragica morte del giovane Andrea Moretti».

Ma per il sindacato questo deve essere solo un primo passo verso una modifica generale. E chiedono che quanto accaduto al Colosseo diventi un punto di svolta che vada oltre il singolo sito. «È il momento di allargare immediatamente il confronto a tutti i siti archeologici e culturali del territorio», affermano, richiamando le criticità ancora presenti, dai rischi per la sicurezza ai turni massacranti, fino all'esposizione agli eventi climatici estremi.

La richiesta è quindi quella di una revisione strutturale delle condizioni di lavoro per tutti gli operatori della cultura, compresi quelli delle ditte di appalto, servizio e manutenzione. «Per la Cgil e per la Fp Cgil le donne e gli uomini che lavorano vengono prima di tutto e non esiste profitto, esigenza d'incasso o ragione di Stato che possa giustificare il sacrificio della vita e della dignità umana», concludono. Un sacrificio pagato nel Lazio nel 2025 con la morte di 23 operai.

(Unioneonline)

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