La relazione conclusiva della consulenza tecnica sulla morte di Abderrahim Fakir è nelle mani dei pm della Procura di Bologna che dal 19 luglio, giorno della morte del 42enne durante un intervento di polizia in via Svevo al Pilastro, indagano sulla vicenda. A quanto si apprende, non emerge un'unica causa che ha portato alla morte di Fakir, per un'insufficienza respiratoria acuta, ma sarebbero tre gli elementi che hanno contribuito e sono quindi individuati come concause: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona del corpo mentre i due poliziotti lo tenevano fermo a terra, l'assunzione di cocaina e problemi cardiaci.

Intanto nella  perizia ci sono le trascrizioni delle parole dei due agenti, registrate dalle bodycam. I poliziotti dicono: «È schiattato ah». «Ca.. me ne frega a me?».

Ora spetterà quindi ai magistrati che si occupano del caso - la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti - valutare se la consulenza affidata al pool di esperti, quasi 200 pagine, mette o no una parola definitiva sulle cause del decesso. I tre magistrati hanno fissato un incontro per domani, in cui si confronteranno per capire come procedere e valutare l'incisività di un dato rispetto ad un altro, per poi passare alla fase successiva.

Al momento, infatti, ci sono sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminare, il cosiddetto "scudo" previsto quando c'è una possibile causa di giustificazione, per omicidio colposo: i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e i 4 volontari della Croce Rossa arrivati in via Svevo per soccorrerlo quando stava male.

I tempi però stanno per scadere (il 19 novembre) e i pm dovranno decidere se indagare le sei persone coinvolte oppure archiviare le posizioni. Tra le concause individuate nessuna esclude l'altra e vanno valutate nel loro concorrere all'evento finale (ovvero la morte di Fakir), nella loro incisività. I magistrati, in sintesi, dovranno confrontarsi su questo aspetto e poi tirare le somme.

(Unioneonline)

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