Niscemi, si allarga l’area di rischio: «Una massa franosa che ha superato quella del Vajont»
Si indaga per disastro colposo e danneggiamento, ai magistrati toccherà accertare cosa sia stato fatto negli ultimi 30 anni in un terreno con rischio geologico R4«Con decreto, domani disporrò l'estensione dell'area di rischio a tutela della popolazione di Niscemi di circa 25 chilometri quadrati. In questa area sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta».
Lo ha deciso il segretario generale dell'Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, dopo la frana che sta devastando la città di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, con migliaia di sfollati. La zona rossa resterà invece di 150 metri.
Il decreto, che aggiornerà il Piano di Assetto Idrogeologico, si è reso necessario dopo il monitoraggio dei tecnici che, avvalendosi di droni, hanno sorvolato la zona interessata dalla frana. L'area si estende a valle del costone crollato.
«Io do soltanto un dato che riesce a dare la cifra – spiega il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, ospite al programma Start di Sky TG24 - In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont».
Il 1997 non si ripeterà, ha promesso la premier Giorgia Meloni, ieri in visita a Niscemi dopo un volo in elicottero per vedere di persona il disastro provocato dalla frana che sta mettendo a rischio l'intero paese e non si è ancora fermata.
La Procura di Gela, coordinata da Salvatore Vella, ha aperto un'indagine per disastro colposo e danneggiamento. Stessa mossa fu fatta dai pm dopo il '97 ma si concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati. Ai magistrati toccherà accertare, tra l'altro, cosa sia stato fatto negli ultimi 30 anni in un terreno con rischio geologico R4 (massimo livello) dal 2007, già devastato nel '97, e teatro di continui smottamenti (l'ultimo nel 2019 portò alla chiusura di una delle tre strade provinciali che conducono al paese). Risalire ai lavori eseguiti per il consolidamento e la messa in sicurezza dei corsi d'acqua non è semplice. Di certo c'è che dei 46 progetti sul dissesto idrogeologico finanziati con 99 milioni del Pnrr nessuno riguarda Niscemi e che nessuna delle amministrazione comunali che si sono avvicendate negli ultimi 9 anni ha presentato un progetto da finanziare alla Struttura commissariale per il consolidamento del territorio.
«Ho una cartella sul mio computer, gli uffici hanno la documentazione – si difende il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti -. Ad ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio, ai capi dipartimento. Peraltro solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa, per cui ci abbiamo lavorato. Ad ogni modo ci confronteremo, non voglio polemizzare. In questa fase noi ci occupiamo dell'immediatezza delle esigenze e dell'assistenza dei cittadini».
(Unioneonline)