Annullare la sentenza di primo grado a causa dei “rescritti” (cioè gli atti del Pontefice) di Papa Francesco che hanno cambiato le norme nel corso del procedimento, e acquisire gli atti del caso Striano, quelli relativi all'inchiesta sui dossieraggi compiuti dal luogotenente della Guardia di finanza inquisito a Perugia che hanno coinvolto praticamente tutti gli incriminati del processo. Riparte con queste richieste delle difese il processo sui fondi riservati della Segreteria di stato vaticana, quello che ha visto per la prima volta alla sbarra un cardinale, l'ex prefetto ed ex sostituto Angelo Becciu, oggi presente in aula. In primo grado Becciu era stato condannato (5 anni e 6 mesi) per peculato ma ha sempre proclamato la sua innocenza.

Ieri si è tornati in aula dopo una pausa imposta dalla richiesta di ricusazione del pm Alessandro Diddi davanti alla Cassazione vaticana (composta da 5 cardinali), superata dal fatto che Diddi ha presentato in extremis una dichiarazione di astensione dal processo. E così ieri davanti alla Corte di Appello c’erano l'aggiunto Roberto Zannotti e gli avvocati delle diverse difese. Il legale Mario Zanchetti, difensore del broker Gianluigi Torzi, si è concentrato sui rescritti di papa Francesco, cioè quegli atti normativi che fanno seguito ad udienze del Papa e che poi hanno forza di legge prevalente su ogni altra norma precedente. Di fatto, norme retroattive. «L'arresto del mio assistito e il sequestro dei suoi dispositivi - ha detto in riferimento all'arresto di Torzi in Vaticano il 5 giugno del 2020 - sono stati illegali perché fatti sulla base di un provvedimento ignoto alla difesa, ossia il rescritto del 2 luglio 2019». L'avvocato si è domandato se si tratti di atti amministrativi o normativi ed ha affermato: «I diritti non possono che essere lesi se non da provvedimenti di legge», il provvedimento «fa diventare fascista il codice di procedura penale vaticano».

(Unioneonline)

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