8 marzo, una donna su cinque lascia (ancora) il lavoro alla nascita di un figlio. Resistono le laureate
Resta troppo ampio il gap con Ue, oltre 13 punti per le donne tra i 20 e i 64 anni(foto simbolo Ansa)
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L'occupazione femminile è cresciuta negli ultimi 10 anni in Italia in modo consistente passando dal 50,5% del terzo trimestre 2015 al 58,3% dello stesso periodo del 2025 ma si è ampliato il divario con l'Ue passando da 12,7 punti a 13,2. I dati Eurostat segnalano come per le donne nel nostro Paese sia ancora difficile conciliare famiglia e lavoro ma anche come la strada per ridurre il gender gap passi per l'istruzione.
In Italia il tasso di occupazione delle donne cala con la nascita dei figli e crolla all'arrivo del terzo figlio soprattutto per le donne con bassa istruzione mentre le donne laureate resistono e mantengono un'occupazione elevata, con tassi vicini a quelli degli uomini, anche a fronte di una famiglia numerosa. «Una donna su cinque - ha detto la numero uno della Cisl, Daniela Fumarola - lascia il proprio posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio e questo non è più tollerabile. Le differenze salariali si combattono consentendo alle donne di entrare nel mercato del lavoro e di poterci rimanere. E per rimanere bisogna dare loro la possibilità di conciliare vita e lavoro».
Secondo l'Eurostat in Italia tra i 25 e i 49 anni sono occupate nel complesso il 64,9% delle donne ma se chi non ha figli la percentuale sale al 68,5% scende al 64,8% con un figlio, al 62,5% con due figli e al 42,3% con tre figli o più (al 36,6% se l'ultimo figlio ha meno di sei anni). Tra le donne meno istruite in questa fascia di età il tasso di occupazione nel complesso è al 41% ma scende al 18,7% tra chi ha almeno tre figli. Per gli uomini nella stessa fascia di età e con un basso livello di istruzione con tre figli il tasso di occupazione è dell'81,2% con oltre 62 punti in più. Un chiaro segnale anche delle differenze nei carichi di cura e nel peso delle retribuzioni. Se si guarda alle donne imprenditrici si registra un lieve passo indietro nei numeri con un milione 303mila imprese (-0,3%) ma si segnala che le aziende a guida femminile sono in media più forti e strutturate e con un maggior numero di addetti.
«L'impresa piccola e diffusa, prossima in alcune sue forme all'autoimpiego, tende a lasciare il posto a realtà produttive più articolate e capaci di competere sul mercato. E' un segnale positivo che registriamo ormai da tempo», sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. Le imprese tra 10 e 49 addetti crescono dello 0,5%, dell'1,3% quelle tra 50 e 249 addetti e del 3,8% quelle oltre 250 addetti. Per le donne gli infortuni sul lavoro hanno un'incidenza minore rispetto agli uomini perché lavorano prevalentemente in settori meno a rischio come il terziario mentre sono poche nell'industria e nelle costruzioni.
Ma crescono gli infortuni in itinere con le donne morte sul percorso casa lavoro che sono state 39 nel 2024, il 39% degli infortuni mortali accertati per le donne. Le donne, spiega l'Anmil, «soffrono in misura maggiore, rispetto al loro partner, lo stress del percorso di andata al lavoro, in virtù del loro ruolo di moglie-madre-lavoratrice sulla quale ricadono, ancor quasi esclusivamente e con spregio di qualsivoglia evoluzione sociale ed educativa, tutta una serie di pesanti incombenze familiari prima di recarsi al lavoro che rendono il viaggio una stressante corsa contro il tempo».
(Unioneonline)
