Le aziende agricole che si trovano sotto l'amministrazione di Solarussa devono pagare l'imposta municipale unica, quelli che rientrano nel territorio di Siamaggiore ne sono esenti. L'anomalia deriva dal fatto che Solarussa non rientra tra i comuni sardi riconosciuti come "svantaggiati" e pertanto i cittadini devono mettere mano al portafogli.

LA SITUAZIONE - Sui 377 comuni sardi, sulla base della Direttiva Cee del 28 aprile 1975 e successive modifiche e integrazioni, 45 comuni non rientrano tra i cosiddetti svantaggiati. Di questi ben 12 si trovano in provincia di Oristano (Baratili San Pietro, Mogoro, Milis, Arborea, Oristano, Nurachi, Soddì, Terralba, Solarussa, Uras, San Nicolò d'Arcidano e Zeddiani). La situazione paradossale è stata denunciata da Mario Tendas, vicesindaco di Solarussa e capogruppo del Pd nel Consiglio provinciale di Oristano.

"A Pardu Nou ci sono addirittura alcune aziende che si estendono nei due comuni pertanto devono pagare l'imposta per la parte di territorio che ricade nei confini territoriali di Solarussa, mentre risultano esenti per la parte che ricade a Siamaggiore". L'anomalia è sotto gli occhi di tutti. "Questo di Pardu Nou mi sembra un caso particolare. "Ovviamente non c'è equità, considerato che tra i due paesi vi sono ben poche differenze, ma purtroppo i Comuni non possono fare molto", spiega Cristiano Erriu, presidente dell'Anci Sardegna.

L'APPELLO - Mario Tendas lancia un appello ai parlamentari perché si trovi una soluzione dal momento che proprio in queste settimane il governo sta mettendo mano a una revisione dell'Imu.

"L'assessorato regionale all'Agricoltura a luglio aveva adottato un decreto che classificava come svantaggiato l’intero territorio regionale - spiega Tendas - Questa disposizione però non è mai entrata in vigore perché il decreto deve essere ratificato dal governo". Tendas e tutto il gruppo del Pd hanno presentato una mozione per chiedere al Consiglio provinciale di sostenere questa battaglia coinvolgendo l'Unione province sarde e i parlamentari sardi per considerare l’intero territorio regionale come zona svantaggiata.

Valeria Pinna
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