Sassari, sconto del 90% al debito Tari della GeNa
«Sosteniamo il salvataggio della struttura»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il Comune di Sassari sconta del 90% il debito Tari dell’Opera Gesù Nazareno. Lo ha stabilito la giunta di palazzo Ducale al termine della delibera illustrata dall’assessore al Bilancio, Finanze, Tributi, Programmazione, Innovazione tecnologica e Partecipate, Giuseppe Masala. La GeNa, centro di riabilitazione socio-sanitaria, è impegnata da tempo in una procedura di concordato preventivo per rientrare dai debiti e salvare la struttura coi suoi pazienti e lavoratori. Anche l’amministrazione comunale sta quindi venendo in aiuto del presidio sanitario esigendo solo il 10%, quasi 11mila euro, sul credito stimato per la tassa rifiuti di circa 109mila euro.
«Quella posizione creditoria era stata già prudenzialmente oggetto di congrua svalutazione, con l’inserimento del 90% dell’importo nel Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, perciò la scelta odierna non comporta alcun disavanzo o alterazione negativa degli equilibri di bilancio», spiega l’assessore Masala. «A queste condizioni, è evidente che per il nostro ente sia più conveniente la soluzione concordataria rispetto a una liquidazione giudiziale che non porterebbe alcuna apprezzabile soddisfazione», precisa.
Il provvedimento tiene conto anche della recente decisione della Regione Sardegna, che «ha adottato una delibera in tema di riabilitazione globale che integra il tetto di spesa per le prestazioni e apporta un incremento tariffario che dovrebbe consentire di superare le incertezze sui flussi economico-finanziari della struttura di via Valle Gardona».
Al netto dei dettagli tecnici si considera poi l’importanza dell’istituto, importante presidio socio-sanitario per il Nord Sardegna. «Riteniamo di fondamentale rilevanza - afferma il sindaco Giuseppe Mascia - per l’amministrazione comunale sostenere concretamente il risanamento e il salvataggio della struttura». «Il fallimento o la liquidazione giudiziale - aggiunge - comporterebbero la dispersione di professionalità specializzate, la perdita di posti di lavoro e il collasso di una rete di presa in carico socio-assistenziale per decine di utenti e famiglie in condizioni di elevata fragilità».
Come conferma anche l’assessora alle Politiche e ai Servizi di coesione sociale e alle Pari opportunità, Tania Decortes, «le determinazioni dell’amministrazione derivano dall’alta considerazione dell’impatto e del ruolo sociale della struttura, che offre un supporto concreto alle famiglie e garantisce servizi socio-sanitari, riabilitativi ed educativi a persone con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali, rafforzando la rete dei servizi pubblici della sanità e delle politiche sociali a livello locale».
