Sassari, boom di stranieri alla scuola di San Donato: «Nelle sei classi della primaria sono l’80 per cento»
I numeri forniti dall’assessora all’Anagrafe Patrizia Mercuri: «Dove c’è lo straniero, il sassarese tendenzialmente non si iscrive»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
L’istituto di San Donato, che si trova nell’ultimo tratto in discesa di Corso Vittorio Emanuele a Sassari, riflette i mutamenti nella composizione degli abitanti dell’area. Un’evidenza chiarita nei giorni scorsi in commissione a Palazzo Ducale dall’assessora all’Anagrafe Patrizia Mercuri, anche dirigente scolastica del plesso dal 2011.
«Abbiamo due prime della primaria quest’anno da 15 alunni l’una - riferisce - Tre bambini sono italiani, un altro ha il padre del Senegal e la madre sassarese, mentre gli altri sono tutti di origine straniera». Il cambiamento è tangibile anche a Sassari Vecchia dove abitano una buona parte degli extracomunitari del capoluogo turritano. Nel 2025 sui 762 nati a Sassari, 41 nuove vite appartengono alle comunità straniere, a partire da quella senegalese, la più numerosa, poi bosniaci e romeni, nigeriani, bangladesi e, in misura minore, cinesi.
«Preferiscono andare a scuola vicino a dove abitano», dichiara Mercuri che rimarca: «Dove c’è lo straniero il sassarese tendenzialmente non si iscrive». L’assunto si legge anche negli alunni che stanno per diplomarsi: «Nelle quinte solo il 35 per cento è italiano. E sui 92 alunni complessivi, distribuiti su sei classi della primaria, gli stranieri raggiungono la quota dell’80 per cento».
Presenze non facili da gestire per i docenti. «Avremmo bisogno di mediatori culturali - chiarisce Mercuri – per facilitare le relazioni con le famiglie, e di figure che insegnino lingua 2, l’italiano come lingua straniera». Il rischio infatti è che, senza parole condivise, regni l’afasia e un allontanamento marcato dalla popolazione “nativa” che, a San Donato, subisce i noti problemi di criminalità, tra spaccio di droga e risse, i cui autori sono spesso, appunto, stranieri.
Intanto procede la riqualificazione progressiva degli spazi che circondano la scuola, come la piazza omonima, con lavori da un milione di euro targati Pnrr. A poca distanza invece si vede il traguardo della realizzazione del polo montessoriano in via Artiglieria, per poco meno di 5 milioni di euro. Ci si chiede se questo nuovo istituto possa drenare alunni da San Donato o marginalizzare una scuola nata nel lontano 1922. «No, perché è un presidio da curare e valorizzare, un occhio aperto sul territorio. E noi dobbiamo fare il meglio per questi futuri cittadini italiani. San Donato non può chiudere. Non deve».
