Campi boe ad Alghero, l’ex Cda del parco: «Rispetto per la verità degli atti»
A prendere posizione sono Lina Bardino, Raimondo Tillocca e Adriano GrossiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nuovo intervento nel dibattito sui campi boe dell’Area marina protetta Capo Caccia-Isola Piana. A prendere posizione sono gli ex componenti del Direttivo dell’Azienda Speciale Parco di Porto Conte Lina Bardino, Raimondo Tillocca e Adriano Grossi e che contestano quelle che definiscono ricostruzioni di comodo e invitano a ricondurre il confronto alla verità degli atti amministrativi.
Gli ex amministratori ricostruiscono l’iter dei due interventi. Il primo progetto, relativo alla realizzazione di 60 boe, ricordano, nacque durante la presidenza di Gavino Scala e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Bruno, ottenendo successivamente il finanziamento della Regione Sardegna attraverso il programma comunitario P.O. FESR Sardegna 2014-2020. Il secondo intervento, destinato ad ampliare il sistema degli ormeggi, è stato invece finanziato nel 2023 con le risorse del PNRR. Bardino, Tillocca e Grossi sottolineano inoltre che entrambi i progetti sono stati inseriti nella programmazione economico-finanziaria del Parco di Porto Conte, comparendo in tre bilanci previsionali e in due variazioni di bilancio, tutti approvati attraverso i normali procedimenti amministrativi. Secondo gli ex componenti del Direttivo, dalla documentazione delle sedute dell’Assemblea del Parco emerge che i provvedimenti ottennero il voto favorevole della maggioranza politica dell’epoca e che, salvo alcune eccezioni registrate negli ultimi anni e in prossimità delle elezioni comunali, non vi furono significative opposizioni in Consiglio.
«Sorprendono alcune prese di distanza successive - affermano - e ricostruzioni che sembrano attribuire ad altri responsabilità esclusive per scelte che, invece, sono state conosciute, discusse e accompagnate nel tempo da più amministrazioni e da diversi rappresentanti politici».
Nella nota gli ex amministratori evidenziano che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’aver sostenuto un progetto quando lo si riteneva utile alla tutela ambientale, così come è legittimo modificare oggi il proprio giudizio ricercando un diverso equilibrio tra tutela dell’ambiente, fruizione del territorio e salvaguardia delle attività economiche. «È legittimo rivedere le proprie valutazioni, ma il dibattito deve partire dalla verità dei fatti e dal rispetto della documentazione amministrativa».
