Sanità, 20mila euro l’anno agli specializzandi: così la Regione cerca di trattenerli in Sardegna
Saranno gli atenei di Cagliari e Sassari ad erogarli, a patto che i giovani sottoscrivano un impegno: devono prestare servizio nell’Isola per almeno 36 mesi(Ansa)
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Riusciranno i soldi a convincere i ragazzi a restare nell’Isola e a lavorare nella sanità pubblica sarda?
La Regione ha deciso di destinare più di 20mila euro all’anno agli specializzandi di area sanitaria non medica delle Università di Cagliari e Sassari. A patto che sottoscrivano un impegno: dopo il conseguimento del titolo, chi riceve il contributo dovrà partecipare ai concorsi e alle selezioni per i quali è richiesta la specializzazione conseguita, accettare gli incarichi eventualmente assegnati e prestare servizio per almeno trentasei mesi complessivi, anche non continuativi, nella sanità sarda.
I soldi
L’indennità sarà di 20.227 euro l’anno per i primi due anni di specializzazione e di 21.227 euro per gli anni successivi. I due atenei la verseranno mensilmente per l’intera durata del corso. Potranno beneficiarne gli specializzandi in possesso dei requisiti previsti iscritti al primo anno a partire dall’anno accademico 2025/2026.
Per finanziare la misura, la Giunta ha ripartito tra le università di Cagliari e Sassari oltre 6,6 milioni di euro nel triennio 2026-2028: 2.191.123 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 e 2.288.123 euro per il 2028. All’ateneo di Cagliari sono destinati 1.352.037 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 e 1.412.037 per il 2028; a quello di Sassari, rispettivamente 839.086 euro per ciascuna delle prime due annualità e 876.086 per la terza.
L'indennità sarà attribuita seguendo le graduatorie di merito dei concorsi di ammissione, fino a esaurimento dei fondi disponibili.
È previsto un limite di reddito personale lordo annuo di 27 mila euro. Sono inoltre esclusi gli specializzandi già assunti a tempo determinato attraverso lo specifico canale previsto dalla legge per l’ingresso nel servizio sanitario durante la formazione.
Le “penali”
Le regole prevedono anche la restituzione di una parte delle somme ricevute in caso di rinuncia o mancato rispetto degli impegni: il 50 per cento in caso di revoca della disponibilità durante il corso o di interruzione degli studi; l’80 per cento per chi, dopo aver beneficiato dell’indennità per l’intera specializzazione, non rispetta gli impegni previsti.
Todde
«Vogliamo che chi si forma nelle nostre università possa costruire qui il proprio futuro professionale e contribuire alla sanità pubblica», dichiara la Presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde. «Per questo – sottolinea – sosteniamo gli specializzandi durante gli studi e chiediamo loro un impegno preciso: partecipare alle selezioni e accettare gli incarichi per i quali si sono preparati. La Sardegna investe nella loro formazione perché ha bisogno delle loro competenze negli ospedali e nei servizi del territorio».
(Unioneonline)
