Giulia Zedda, otto anni dopo. I genitori: «Riuscire ad alleviare il dolore ci aiuta a dare un senso al vuoto»
Nel 2018 mamma Eleonora e papà Alfio hanno detto addio alla loro piccola, morta di cancro a soli dieci anni. Da allora l’impegno per mettere in moto una incessante macchina del benePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«La perdita di un figlio è quanto di più atroce un genitore possa provare. Ti mette davanti a un bivio, puoi farti sopraffare dal dolore oppure cercare di trasformarlo per dare un senso a quanto di più innaturale esista».
Otto anni dopo la morte della loro piccola Giulia, mamma Eleonora Galia e papà Alfio continuano a portar vita dove forse ci si spetterebbe di trovare soltanto sofferenza. Lo hanno fatto venerdì scorso, colorando la sala d’attesa della Dermatologia pediatrica del San Giovanni di Dio: il mare alle pareti, gli arredi nuovi, la libreria con tanti libri. Ma in realtà hanno iniziato poco dopo aver lasciato andare la loro bimba, che il 6 febbraio del 2014 ha incontrato il cancro per la prima volta e dopo quattro anni di sofferenze, di chemio, preghiere e interventi se l’è portata via. A soli dieci anni. «Mamma, vorrei che prendessi tutti i miei giocattoli e li regalassi ai bambini sfortunati»: sono le ultime volontà di una bambina che sino all’ultimo ha pensato agli altri, affidate a due genitori che hanno trovato la forza per andare oltre il dolore più atroce e per mettere in moto una meravigliosa macchina del bene.
Hanno iniziato in via Giardini, in un piccolo locale di pochi metri quadri, dove hanno deciso di distribuire giocattoli, abbigliamento, passeggini e corredi per le famiglie in difficoltà. Primo passo dell’associazione di volontariato “Il sogno di Giulia Zedda”, che da quel giorno ha continuato a fare grandi cose. Hanno regalato un'ambulanza pediatrica, con defibrillatore, due barelle e la termo culla per il trasporto dei bambini prematuri dagli ospedali verso il Policlinico dove si trova la terapia intensiva neonatale.
Grazie al progetto “Ci pensa Giulia” continuano a colorare tantissimi ospedali pediatrici della Sardegna e a regalare arredi nuovi. Da Iglesias a Nuoro, da Olbia a Sassari, sino a Cagliari: hanno portato bende colate per rendere la malattia più leggera, i cerotti con dinosauri, cuoricini e l’immagine dei supereroi, poltrone letto ignifughe, monitor per misurare i paramenti della pressione e saturazione dell’ossigeno, sedie per i medici e i pazienti e tanto altro. Grazie al progetto “Fill'e anima” offrono libri scolastici, occhiali, biancheria intima, scarpe, apparecchi acustici, omogenizzati alle famiglie in difficoltà.
E dev’essere contagioso il bene, perché a sostenere la loro nobile causa si sono uniti anche tanti professionisti sanitari: due dentisti, un otorino, l’oculista, una ginecologa, tre ortopediche pediatriche, una counselor in allattamento, tre nutrizioniste, cinque psicologi; pronti ad accogliere gratuitamente i bambini e curarli immediatamente senza aspettare i tempi spesso troppo lunghi della sanità pubblica. Assicurano anche sostegno economico alle famiglie costrette a far fronte ai costi necessari per le cure - oncologiche e non - dei loro bimbi, spesso fuori regione. E nel frattempo sono al lavoro per raccogliere i fondi necessari per acquistare un appartamento con giardino da destinare ai piccoli pazienti oncologici di tutta l’Isola, costretti ad arrivare a Cagliari per raggiungere l’unica oncoematolgia e pediatrica della regione.
«Giulia ci manca come l’aria, oggi come allora, il dolore non passa mai, forse ci si anestetizza. Ma resta in eterno», spiega mamma Eleonora. «Nessuno ci restituirà la nostra Giulia, ma riuscire ad alleviare il dolore anche di un solo bambino ci aiuta a dare un senso al vuoto».
