Follia in cella a Uta: poliziotto schiaffeggiato e spinto contro il cancello
Prima un lancio di acqua e i colpi di bastone. Un agente in ospedale con polso e braccio immobilizzati e dieci giorni di prognosi. Il sindacato chiede piena luce sull’episodioPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Prima l’acqua lanciata contro un poliziotto, poi un pezzo di bastone utilizzato contro il personale, quindi uno schiaffo sferrato attraverso il cancello della cella. Eppure, nonostante questa sequenza di comportamenti aggressivi, il detenuto è stato fatto uscire dalla cella per effettuare un controllo glicemico. E pochi istanti dopo, un agente della polizia penitenziaria è finito al Pronto soccorso con un trauma al braccio e al polso e una prognosi iniziale di sette giorni. È la sintesi di quanto accaduto ieri, mercoledì, nella sezione B della Casa Circondariale di Uta, in una vicenda sulla quale il sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) chiede ora di fare piena luce, soprattutto sulle decisioni assunte nella gestione del detenuto e sulle misure di sicurezza adottate prima dell’apertura della cella.
Un quadro di evidente tensione e di manifesta aggressività, che secondo il Sappe avrebbe dovuto imporre una particolare attenzione nella gestione delle fasi successive: la ricostruzione del sindacato parte proprio dagli episodi verificatisi prima dell’aggressione. Il detenuto avrebbe dapprima lanciato una secchiata d’acqua contro un agente e successivamente impugnato un pezzo di bastone, utilizzandolo contro il personale. Nel tentativo di riportarlo alla calma e di instaurare un dialogo, un poliziotto sarebbe rimasto all’esterno della cella, ma il detenuto lo avrebbe raggiunto con uno schiaffo attraverso il cancello. Intorno alle 18, invece, sarebbe stata disposta l’apertura della cella per consentire al detenuto di sottoporsi al controllo glicemico. Una volta aperto il cancello, il detenuto avrebbe spinto con violenza l’agente contro il varco, causandogli un serio trauma al braccio e al polso. Il poliziotto è stato accompagnato al Pronto soccorso, dove gli è stato immobilizzato l’arto e gli sono stati prescritti dieci giorni di prognosi.
«Non contestiamo in alcun modo la necessità di garantire al detenuto le cure e il controllo sanitario di cui aveva bisogno», afferma Luca Fais, segretario regionale del Sappe Sardegna, «contestiamo, invece, una gestione del rischio che deve essere necessariamente approfondita. Se un detenuto ha appena aggredito il personale, ha utilizzato un oggetto contro gli agenti e ha colpito con uno schiaffo un poliziotto attraverso il cancello, il rischio non può essere ignorato quando si decide di aprire quella stessa cella», sottolinea il segretario sardo del sindacato. Nelle carceri italiane», aggiunge, «gli agenti sono chiamati quotidianamente a gestire situazioni sempre più complesse, spesso con organici ridotti e in contesti caratterizzati da crescente aggressività. Ma non possiamo accettare che la tutela del personale venga dopo l’emergenza. Se il pericolo era già emerso con chiarezza, bisognava adottare tutte le cautele necessarie prima di aprire la cella», conclude Fais.
Sulla vicenda interviene Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, che esprime innanzitutto «la piena solidarietà del Sappe al collega ferito, al quale auguriamo una pronta guarigione», ma chiede soprattutto risposte: «Non basta registrare l’ennesima aggressione e contare i giorni di prognosi di un poliziotto. Occorre capire cosa sia accaduto e, soprattutto, perché sia stato deciso di aprire la cella di un detenuto che aveva già dato evidenti segnali di aggressività. Le attività sanitarie devono essere organizzate in modo da tutelare anche chi deve garantire materialmente la sicurezza durante queste operazioni. Non esiste un diritto alla salute del detenuto contrapposto al diritto alla sicurezza del poliziotto penitenziario», rimarca il segretario generale del Sappe.
(Unioneonline/En.Ne.)
