Un no corale. Di soli voci femminili. Il sindaco di Santa Giusta Antonello Figus, che una volta eletto, a giugno scorso, ha subito nominato una mini giunta con due assessori, in questi mesi ha sempre riferito che doveva fare delle valutazioni, prima di assegnare le altre deleghe. In realtà però era a caccia del secondo volto rosa. 

Il decreto. Ciò che è accaduto non è un mistero. La ricerca della seconda donna da inserire in giunta finita poi in un nulla di fatto si legge nel decreto numero 15: i rifiuti sono stati ben sei. Circostanza poi che ha portato al sindaco a nominare assessori Nicola Delogu e Sandro Manca. Il primo si occuperà delle Politiche sociali e dell'Innovazione, mentre Sandro Manca gestirà Attività produttive e commercio. «Constatata l'impossibilità di procedere a una nomina femminile e rilevato che il genere femminile era comunque già rappresentato dall'assessora Caria, il Comune ha proceduto con le altre due nomine da al fine di garantire il principio del rispetto della volontà democratica degli elettori e seguendo l'ordine della maggior cifra individuale conseguita nella consultazione elettorale», si legge nel decreto. Nel banchi della giunta ci sono poi Matteo Garau e Maria Gabriella Caria. 

Io no. La prima a rifiutare la carica è stata la consigliera eletta Anna Lisa Garau. «Le motivazioni sono private», spiega, «io comunque sto portando avanti il ​​mio ruolo di consigliere comunale». L'invito è stato quindi esteso alle candidate non elette Angela Maria Loi e Claudia Casu. «Fare l'assessora non era nelle mie intenzioni», spiega Casu, «in questi mesi poi, visto la mia non elezione, mi sono dedicato allo studio che mi ha permesso di intraprendere una specializzazione. Sarò quindi molto occupata». Figus ha poi tentato la carta delle figure esterne. Ha proposto l'assessorato a Sandra Pili, Valentina Casula e Serena Meli, ma tutte e tre hanno rifiutato. Valentina Casula, ex assessore di Figus per un mese prima di terminare il suo ultimo mandato: "Ringrazio il sindaco per la proposta, ma per problemi di famiglia non potrei portare avanti questo incarico. Ecco perché ho rifiutato. Anche perché altrimenti mi sarei candidata». 

Le conseguenze. Il sindaco Figus: «La quota di genere c'è, nel nostro Comune basta un assessore donna. Io ne avrei voluto due, ma tutte quelle che ho contattato, preparate in vari ambiti e professionali, hanno rifiutato. Ognuna ha le sue motivazioni. Mi dispiace, ma non potevo più aspettare. La squadra doveva essere al completo per la mole di lavoro da portare avanti».

Federico Salaris, capogruppo della minoranza: «Per un Comune di oltre 3.000 abitanti, la legge prevede che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura inferiore al 40%. Con quattro assessori, la presenza di una sola donna significa il 25%, quindi la quota prevista non è rispettata. Prendiamo atto delle rinunce indicate nel decreto, ma riteniamo che il rispetto della parità di genere richieda un'istruttoria particolarmente rigorosa e una dimostrazione concreta dell'effettiva impossibilità di individuare una seconda componente femminile. Come minoranza vigileremo affinché i principi di parità siano effettivamente garantiti». 

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