Mogoro, giornata di mobilitazione per la difesa dei servizi sanitari
Centinaia di cittadini alla manifestazione che ha attraversato le strade del centro, fino alle porte del poliambulatorioPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tamburi, fischietti, sirene, megafoni, cartelli variopinti: annunciata come una manifestazione pacifica lo è stata, ma senza rinunciare al rumore forte e determinato, capace di attraversare le vie di Mogoro e di arrivare fino alle porte del poliambulatorio. Nonostante la giornata lavorativa, centinaia di cittadini hanno risposto all’appello, insieme a molte persone giunte dai paesi vicini, per denunciare le criticità dell’assistenza sanitaria di base e chiedere risposte immediate alla Asl 5 di Oristano e al distretto sanitario di Ales–Terralba.
A organizzare la mobilitazione è stato il comitato formato da Associazione interprovinciale di solidarietà Don Ignazio Garau, Volontari Marmilla Caritas parrocchiale, Banda musicale mogorese, presidio di Libera “Rosario Livatino”, Sa.Sol. Pont 31 e altri gruppi cittadini. Una rete che testimonia quanto il malcontento sia ormai radicato e condiviso. «Siamo soddisfatti della partecipazione – afferma Donato Porceddu, presidente dell’associazione Don Ignazio Garau –. È stata messa in luce la grave e insoluta situazione del Poliambulatorio di Mogoro, in particolare il servizio di guardia medica, i prelievi del sangue, i locali della fisioterapia e la mancata nomina di un medico di base».
Parole dure, che riflettono un disagio quotidiano diventato insostenibile per molte famiglie. Il corteo è partito da piazza S’Ecca Matteddu, ingrossandosi man mano lungo via Nuova, via Leopardi, piazza del Comune e pratza Ballus, fino a raggiungere via Cagliari, dove davanti al Poliambulatorio si è tenuto il presidio finale. Qui, oltre a Porceddu, sono intervenuti l’operatore sociale Vincenzo Piras e il vicesindaco Federico Piras. Presenti anche diversi amministratori comunali e rappresentanti delle liste che si presenteranno alle prossime elezioni.
L’obiettivo era chiaro: far arrivare a la voce della comunità a chi ha la responsabilità di garantire servizi essenziali. «Speriamo non ci sia bisogno di organizzarne una seconda – osserva ancora Porceddu – perché vorrebbe dire che questa manifestazione ha colto nel segno. Il messaggio è stato netto – aggiunge- perché sanità territoriale non può più essere lasciata in balia di disservizi, carenze di personale e strutture inadeguate. La mobilitazione vuole essere un segnale, una chiamata alla responsabilità per le istituzioni. Non accetteremo più risposte vaghe o promesse rinviate».
