Luca, 27 ore all’inferno: così è tornato al mondo
«Grazie» le sue prime parole ai soccorritori: a Urzulei una catena umana ha lavorato senza sosteQuando le mani dei soccorritori lo hanno afferrato, dopo 27 ore al buio a dieci metri di profondità nella grotta di Gorroppeddu, è partito un “bravo!” in coro. E un applauso. Spontaneo, liberatorio. Lui, Luca Olmetto, 31 anni, di Codrongianos, intrappolato da domenica pomeriggio sotto la frana che aveva sigillato la grotta, ha risposto piano, con l’unica parola che contava: «Grazie». Era vivo. Cosciente. Ha resistito al freddo, alla pietra e alla paura, mentre fuori 78 uomini tra Soccorso alpino e Vigili del fuoco scavavano a mani nude per raggiungerlo. Ventisette ore al buio, con dieci metri di montagna sopra la testa e un cumulo di detriti che gli aveva sigillato l’unica via d’uscita.
È finito così, alle 17.50 di ieri, l’incubo dello speleologo intrappolato nella grotta del Supramonte di Urzulei, dopo il crollo improvviso della volta a dieci metri di profondità. Un incubo iniziato nel pomeriggio di domenica, quando Olmetto, impegnato nell’esplorazione di una cavità di recente scoperta, è stato investito da una scarica di terra e pietre, rimanendo intrappolato a dieci metri di profondità. L’allarme è stato dalla fidanzata, che era con lui ma è riuscita a liberarsi. E da lì si è attivata la macchina dei soccorsi.
Lo speleologo è stato portato per accertamenti e cure in ospedale, al San Francesco di Nuoro, dove già oggi potrebbe essere sciolta la prognosi.
Sospiro di sollievo anche a Codrongianos, dove la comunità locale si era stretta con il fiato sospeso nelle ultime ore alla famiglia del giovane.
